Da sosta a sosta: nel Bari bene Di Cesare e Koutsoupias, male Aramu e Acampora. Brenno e Maiello alti e bassi

Seconda puntata della rubrica 'Da sosta a sosta'

Dalla sofferenza di Pisa ai problemi di Reggio Emilia: il periodo intercorso tra una sosta e l’altra non ha lasciato indicazioni brillanti per il Bari. Tante incertezze tecnico-tattiche culminate con l’esonero di Michele Mignani. Tuttavia, anche in questo intermezzo ci sono stati calciatori più e meno brillanti: andiamo ad analizzare le varie gradazioni di prestazioni con la rubrica Da sosta a sosta, in cui individuare gli elementi a cui sventolare il semaforo verde (prestazioni positive), quelli a cui tocca il semaforo rosso (uscite negative) e quelli che si troveranno di fronte il semaforo giallo (prestazioni incerte).

Qui potete recuperare la puntata precedente, fotografia di quanto ci aveva mostrato agosto.

Di Cesare esultanza
Copyright: SSC Bari

Semaforo verde, i migliori del Bari: Di Cesare eterno, Koutsoupias prova “da Benedetti”

Sono due i calciatori più in vista nelle ultime settimane biancorosse: uno è un’autentica sorpresa, l’altro una certezza che accompagna i colori biancorossi da anni. Ilias Koutsoupias è arrivato senza troppi fari accesi sul suo nome: alle prime prestazioni di sostanza è seguita una doppietta di forza contro il Catanzaro (Il dipinto del migliore in campo: Ilias Koutsoupias) dalle qualità utilissime al Bari. La squadra di Marino avrà bisogno di un centrocampista bravo a muoversi senza palla e compensare i movimenti a svariare degli esterni: chi meglio dell’ex Benevento?

Anche dopo la sbornia dei due gol, Koutsoupias ha mantenuto un livello di prestazioni sempre sopra la linea di galleggiamento. Kouz sembra essere sempre più il Benedetti di questa stagione: il centrocampista 22enne forte fisicamente che porta inserimenti e gol…in prestito secco. Il mio grosso, grande centrocampista greco.

A proposito di colossi: se Koutsoupias è fisicamente enorme, Valerio Di Cesare lo è figurativamente. Il capitano del Bari è la certezza, al tempo stesso scudo e lancia di questa squadra: difende il suo gruppo in campo ma soprattutto fuori, si fa vedere anche in fase offensiva, come fatto con il gioiello volante del Mapei Stadium. Con il gol messo a segno contro i granata, Di Cesare è diventato il secondo marcatore più maturo della storia della Serie B: un gol da febbraio in poi lo proietterebbe al primo posto di questa speciale classifica, superando il Tanque Denis.

Un ulteriore stimolo a far bene e superarsi ancora. Di Cesare è l’appiglio ideale per tutti nei momenti di incertezza, al che viene da chiedersi se sia meglio conservarselo per la mezz’ora finale, per alcune partite più tese che spesso con questo Bari sono sforate nel dramma sportivo, pur a costo di sacrificare la sua titolarità.

Koutsoupias
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Semaforo giallo: Maiello abbandonato a sé stesso, Brenno ad un bivio: Simba o Alex?

Così come per i “promossi”, anche i due rimandati si alternano perfettamente: un veterano e una new entry, sia anagraficamente che come tempo di permanenza al Bari.

Raffaele Maiello viene da una delle migliori stagioni della sua carriera, nella quale aveva cantato e portato la croce biancorossa. Epitome di una stagione perfetta la prestazione commovente in Bari-Südtirol ritorno di semifinale play-off, giocata da uomo ovunque per sopperire all’inferiorità numerica causata dall’esposizione di Giacomo Ricci. Quest’anno è partito diversamente: tra qualche acciacco fisico e qualche incomprensione tattica, Maiello non è stato quel regista ubiquo ammirato da gennaio 2022 in poi.

Come spiegato da Giovanni Fasano nell’analisi tattica sul Bari di Mignani, Maiello è stato abbandonato troppo spesso a se stesso in uscita palla, senza la compagnia di un Benali che si sarebbe alternato perfettamente con lui in cabina di regia. Al contrario, si è visto un calciatore sempre utile e funzionale per letture e impostazione, ma apparso in vari frangenti troppo stanco e poco incisivo.

Discorso diverso per Brenno. Il portiere brasiliano ha avuto un inizio positivo, benché caratterizzato da qualche incertezza; tuttavia, dalla partita di Catanzaro si è aperta qualche crepa. La prestazione contro i calabresi è stata un horror in piena regola, dal quale Brenno non si è mai ripreso del tutto: dettagli imperfetti, tra uscite ritardate e qualche gol evitabile, non ultimo quello subito da Girma in terra emiliana. Parliamoci chiaro: nessun disastro, anzi. Qualche parata discreta si è vista, ma Brenno non è ancora quel padrone dell’area piccola che dovrebbe essere un portiere.

L’ex Gremio può ancora diventare il re della foresta delimitata dai 16 metri, consapevole che ci sono tanti esemplari della specie Panthera leo: dal Simba che vince le incertezze e le paure e si prende lo scettro ereditato da Mufasa-Caprile (e qui vi lascio immaginare uno Scar con marcato accento campano) all’Alex di Madagascar, un burlone che però non lascia mai quella sensazione di sicurezza e leadership.

Brenno
Copyright: SSC Bari

Semaforo rosso: ridateci i veri Acampora e Aramu

Per me si va tra le note dolenti, avrebbe detto un celebre collega. Più o meno. Ironie a parte (ma non troppo, sempre di perduta gente si parla): dalla partita contro il Modena, Acampora e Aramu non avranno alcun alibi. La mezzala sinistra e l’esterno destro dovranno cominciare a dimostrare il loro vero valore, certificato ulteriormente dagli sforzi non indifferenti che il Bari ha fatto per portare a casa. Ma andiamo con ordine.

Gennaro Acampora è un vero e proprio feticcio di Ciro Polito, cosa di cui il più alto dirigente dell’area tecnica barese non ha mai fatto mistero. Questo fattore l’ha caricato di responsabilità e speranze del popolo barese: oneri e onori, come è solito dire un celebre ex ministro degli interni. Un ruolo, quello appena citato, che Acampora dovrebbe prendere in carico il prima possibile, benché specularmente al personaggio succitato: se costui svaria sul centrodestra, la mezzala napoletana si sistema sul centrosinistra.

Una buona prestazione a Pisa e poco altro, per un elemento strategicamente fondamentale per la manovra (o meglio dire per l’infrastruttura, rimanendo ai campi d’interesse del suddetto ministro) del Galletto, essendo l’unico mancino della batteria di centrocampisti. Il vero Acampora ha più capacità d’interdizione, più qualità nel fraseggio, più cattiveria agonistica e anche quel tiro da fuori che Polito ci aveva promesso in conferenza stampa. Insomma, il vero Acampora è di più: visto che l’abbonamento per l’Acampora+ è stato già versato, adesso inserite la password giusta e mostratecelo in alta definizione.

Discorso non troppo dissimile per Mattia Aramu, che però finora è stato completamente trasparente. In sua difesa si potrebbe parlare dell’assist messo a referto contro il Parma, ma se Özil e Di Maria (giusto per dire due artisti dell’ultimo passaggio) venissero a sapere che quel tocco è stato messo a referto come assist, probabilmente farebbero ricorso al TAS di Losanna. Niente, Aramu non funziona proprio: hai provato a spegnerlo e riaccenderlo? Nella speranza che Marino abbia utilizzato metodi tattici e motivazionali più arguti di un qualsiasi tecnico di scuola superiore, le aspettative verso l’ex Siena sono altissime.

L’obiettivo è quello di vederlo più coinvolto nel gioco a 360°, anche magari nei mezzi spazi di destra (suo territorio di caccia ideale). Di certo, Aramu deve rialzare la testa e convincersi che se vuole tornare in pianta stabile in Serie A deve farlo da pilastro di una squadra di B, e non tramite alcuna porta di servizio.

Acampora
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By Gianluca Losito

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