Tutti i problemi del Bari di Mignani

Il focus sui problemi tattici del Bari di Mignani

Il Mignani ter si è concluso in un soleggiato pomeriggio autunnale, nella cornice del Mapei Stadium di Reggio Emilia in occasione del match valevole per la nona giornata di campionato tra Bari e la neopromossa Reggiana. A costar caro al mister ligure sono stati il rendimento deludente (10 punti in 9 partite disputate) e, soprattutto, le prestazioni fornite dalla squadra. In questo senso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata proprio la performance di Reggio Emilia, che ha spinto la dirigenza, nella figura di Ciro Polito, ad optare per un cambio in panchina con l’avvicendamento tra Mignani e Pasquale Marino.

La gara contro la Reggiana ha rappresentato il punto più basso della gestione Mignani, addirittura un punto di non ritorno stando alle successive decisioni della società – è stata definita la peggior partita dell’ultimo triennio barese -, ma i problemi tattici della squadra, come abbiamo sempre descritto nelle analisi successive ad ogni gara, erano evidenti da diverso tempo.

Per tirare una riga e proiettarci al prossimo ciclo tecnico, abbiamo deciso di raccogliere tutti i problemi palesati dal Bari di Mignani in queste settimane, cercando di distinguere gli errori commessi dal tecnico dai limiti intrinsechi alla rosa costruita in sede di mercato.

Mignani Bari
Copyright: SSC Bari

La prima costruzione con Mignani

Come era ampiamente preventivabile, rispetto all’anno scorso, oltre alle caratteristiche del Bari, è cambiato anche l’atteggiamento degli avversari nei confronti della squadra di Mignani. Se nella prima parte della passata stagione l’effetto sorpresa aveva giovato ai biancorossi, rendendoli una mina vagante per il campionato, quest’anno sin da subito gli avversari non si son fatti cogliere impreparati. Ad inizio anno si è parlato dei problemi che il Bari avrebbe riscontrato nello scardinare i blocchi bassi, un limite cronico dello scorso campioanto, ma sin da subito si è avuta l’impressione, poi diventata certezza, che il problema sarebbe stato un altro.

Dalla gara di Cremona il Bari ha avuto difficoltà nel costruire l’azione in modo pulito. Mignani è un allenatore che predilige una costruzione a ritmi bassi che parta da portiere e difensori (difatti il Bari, stando ai dati di FBref, è tra le squadre che effettuano più passaggi nella propria trequarti), ma se l’anno scorso, sfruttando i movimenti di Maiello e Maita e la verticalità garantita da Cheddira e Folorunsho, la squadra riusciva ad aggirare la pressione avversaria per aprirsi il campo, quest’anno la manovra fatica a progredire.

Le cause sono addebitali alla scarsa confidenza nel giocare il pallone con i piedi dei vari Vicari e Di Cesare, all’insicurezza di Brenno, che a differenza di Caprile non garantisce affidabilità neanche sul gioco lungo, e ai meccanismi di uscita studiati dallo staff tecnico rivelatisi inefficienti.

Brenno
Copyright: SSC Bari

Quando il Bari costruisce a tre, con Maiello che affianca i due difensori centrali, la mediana si svuota e Acampora si ritrova in inferiorità numerica a dover gestire il possesso. Il centrocampista ex Benevento, inoltre, non è abbastanza dinamico negli smarcamenti da riuscire fornire linee di passaggio pulite, così i tre costruttori spesso si appoggiano ai terzini che, se messi sotto pressione, si rifugiano nel lancio lungo. Questa soluzione sarebbe funzionale se ci fosse un riferimento offensivo abile nei duelli aerei, ma Nasti, che deve ancora crescere da questo punto di vista, può solo provare a disturbare l’intervento dei difensori avversari.

La soluzione più interessante si è vista nel match di apertura contro il Palermo, quando Mignani scelse Benali nello slot di mezzala sinistra per affiancare Maiello in costruzione. In occasione di quella gara la pressione degli avversari non fu particolarmente aggressiva e mirata, ma le trame costruite dal Bari e il sincronismo nei movimenti dei due centrocampisti fecero ben sperare. Benali è poi gradualmente sparito dai radar, facendo spazio ad una mediana più muscolare ma meno qualitativa, e i risultati sono stati deficitari.

La produzione offensiva

I problemi in costruzione palesati si ripercuotono anche sulla produzione offensiva, che per il Bari ha rappresentato il problema più grande di questo avvio di campionato. I numeri, in tal senso, sono emblematici: in 9 partite il Bari ha realizzato 8 gol, che valgono il 14esimo attacco del campionato ma il penultimo se consideriamo solo le squadre che hanno disputato 9 partite.

La musica non cambia se guardiamo agli Expected Goals e ai tiri in porta effettuati, sempre rilevati da FBref: gli xg prodotti sono 8,1, meglio solo di Feralpisalò, Brescia e Pisa, mentre i tiri in porta in media ogni 90 minuti sono appena 3, anche in questo caso un dato che pone il Bari tra le peggiori della categoria.

I grossi cambiamenti fatti in sede di mercato e gli infortuni che hanno decimato il reparto offensivo nelle prime giornate rappresentano un’attenuante non da poco per Mignani e lo staff tecnico, ma anche nelle ultime settimane, con l’attacco al completo, i progressi tanto agognanti non si sono visti.

Aramu
Copyright: SSC Bari

Mignani ha cercato di replicare i pattern offensivi che hanno fatto le fortune del Bari nella passata stagione, ma senza riuscire a ricreare quelle connessioni che l’anno scorso si attivavano quasi magicamente. I tentativi fatti si son rivelati vani perché le caratteristiche della rosa sono diverse, quasi opposte, rispetto a quelle della squadra dell’anno scorso. Un problema evidenziato da Ciro Polito, che ha parlato per l’appunto di «concetti diversi» necessari da dover esprimere e che mister Mignani non era più in grado di offrire.

Per un Folorunsho che agiva a tutto campo sfruttando un dinamismo fuori scala per la B, c’è un Aramu che predilige ritmi bassi e fasi di attacco più prolungate che possano permettergli di toccare tante volte il pallone; per un Cheddira che sfiniva le difese a suon di sgasate in verticale, ci sono Nasti e Diaw, che non avendo quel motore (o non avendolo più nel caso dell’ex Modena) vanno serviti in modo meno schematico rispetto a Cheddira a cui bastava lanciare la palla oltre la linea difensiva avversaria per generare pericoli.

Il 4-3-2-1 visto contro Parma e Como poteva rappresentare un’opzione plausibile, ma né AramuSibilli riuscivano a ricevere il pallone nella zona nevralgica del campo, ossia la trequarti avversaria, ritrovandosi spesso a pochi metri dalla linea laterale con nessuna linea di passaggio disponibile. Le difficoltà nel dialogare tra gli uomini offensivi spiega anche il numero esiguo di tocchi in area di rigore: solo 14,7 ogni 90 minuti, nessuno ha fatto peggio del Bari fino ad ora. E questo dimostra anche come il Bari di Mignani non abbia ancora ricevuto un calcio di rigore in campionato, a differenza dell’anno scorso quando chiuse al primo posto in questa classifica.

Nasti
Copyright: SSC Bari

L’utilizzo delle risorse offensive

Anche le scelte adottate da Mignani in questi mesi non sono apparse mai particolarmente centrate. Nelle settimane di assenza di Diaw l’impressione era che il Bari non stesse lavorando su uno schema che prevedesse l’impiego di una sola punta, bensì che fosse in attesa dell’ex Monza per riproporre il canonico 4-3-1-2, pur avendo due sole punte di ruolo in rosa.

La gara contro la Reggiana è stata emblematica, ed anche comprensibile data la buona impressione fatta da Nasti e Diaw nel primo quarto d’ora contro il Palermo, ma con una batteria di esterni così folta era lecito aspettarsi mosse diverse.

Rispetto all’anno scorso, in cui nella seconda metà di campionato Mignani aveva cambiato veste alla squadra allargando le spaziature offensive con l’arrivo di Morachioli, in queste settimane è parso ancor più statico e rigido sulle sue posizioni. Morachioli e Achik sono stati utilizzati con il contagocce, sia dal primo minuto che a gara in corso, mentre la convivenza Aramu-Sibilli non ha mai dato segnali di futuribilità.

Tutte queste considerazioni hanno spinto quindi Polito a cambiare rotta, scegliendo un «maestro» come Pasquale Marino, capace – almeno sulla carta – di sfruttare le diverse caratteristiche del nuovo Bari, tagliando definitivamente il cordone ombelicale con quello dello scorso anno. Nelle prossime ore tratteremo proprio i punti (e le mosse consequenziali) dove Marino potrà lavorare per imprimere una svolta alla squadra biancorossa.

Morachioli
Copyright: SSC Bari
By Giovanni Fasano

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