Aramu e il Bari, un amore non ancora sbocciato. Quale futuro?

Il FOCUS su Mattia Aramu

La mattina del 1 settembre i tifosi del Bari si sono svegliati con la notizia dell’acquisto di Mattia Aramu. La notte prima il direttore sportivo Ciro Polito aveva concluso una trattativa estenuante, l’ennesima di un’estate già di per se tribolata e resa ancor più complicata dall’infortunio occorso a Jeremy Menez durante la prima giornata di campionato. Come detto da Polito nella conferenza di fine mercato, Aramu doveva essere il sostituto del francese, ossia l’uomo in grado di agitare la trequarti e far saltare il banco attraverso un dribbling, un passaggio o un tiro estemporaneo. Inoltre, essendo mancino, rappresentava una soluzione ancor più funzionale rispetto a Menez, dato che avrebbe potuto consentire allo staff tecnico di adottare uno schieramento offensivo più simmetrico e naturale.

Aramu
Copyright: SSC Bari

I primi mesi di Aramu a Bari

Le premesse per cui questo sodalizio potesse riservare grandi soddisfazioni c’erano tutte, ma come ben sappiamo le cose stanno prendendo una piega diversa. Aramu ha esordito a Terni nella partita precedente alla prima sosta, senza alcun allenamento con la squadra alle spalle e palesando una condizione fisica e atletica precaria. L’impressione non è cambiata due settimane dopo, quando Mignani lo ha buttato dentro a Pisa e lui si è posizionato sulla fascia destra senza riuscire mai ad incidere.

La prima da titolare è arrivata un paio di giornate dopo, quando a Parma è sceso in campo al fianco di Nasti e Sibilli contro la prima della classe. Anche al Tardini, come nella successiva gara casalinga contro il Como, Aramu è stato tra i peggiori in campo. Confinato sulla destra era sempre marginale nello sviluppo del gioco, e quando coinvolto faticava a cambiare passo e ad armare il mancino. I motivi sono ascrivibili in primis alla condizione fisica, ma anche al caos tattico che regnava nel Bari prima dell’esonero di Mignani. Il punto di non ritorno è stata la gara di Reggio Emilia, quando Mignani l’ha scelto come trequartista alle spalle di Nasti e Diaw. In un contesto tattico reso ancor più complesso dal vantaggio iniziale della Reggiana, Aramu, accerchiato dalle maglie avversarie, ha toccato pochi palloni non riuscendo a cavare nulla di vagamente pericoloso.

Oltre che segnare il punto più basso dell’ancora giovane esperienza di Aramu a Bari, Reggio Emilia è stato il capolinea anche per Michele Mignani, esonerato nei giorni successivi. La scelta di Pasquale Marino sembrava poter avvantaggiare l’ex Genoa, ma anche in questo caso le aspettative non hanno combaciato con la realtà. Il 4-3-3 visto contro il Modena è stato subito riposto in soffitta a vantaggio di un 3-5-2 pragmatico nel quale la coppia offensiva designata è stata sin da dubito quella composta da Nasti e Diaw.

Aramu
Copyright: SSC Bari

Le prospettive future

Aramu in questo scenario tattico è scalato in fondo alle gerarchie, incapace, per caratteristiche sia fisiche che tecniche, di reinventarsi mezzala come Sibilli e meno affidabile rispetto ai due numeri 9 per comporre il duo d’attacco. Negli scampoli di partita nei quali è stato impiegato, Aramu ha sempre agito da seconda punta, ma senza riuscire ad emergere facendo qualcosa di significativo. Marino più e più volte ormai recita la solita filastrocca: “Aramu è un ragazzo che sta cercando di trovare la condizione. È uno di quelli che sicuramente deve crescere”.

Cercando di andare oltre la giustificazione della condizione fisica, che a novembre inoltrato non è più credibile, è evidente come il problema di Aramu sia più mentale che atletico. La delusione di non aver ottenuto un’altra possibilità in Serie A dopo l’ottima stagione a Venezia può aver lasciato delle scorie che, al momento, non gli permettono di ritrovare quelle sensazione provate negli anni in Laguna.

Aramu è un numero 10 difficilmente incasellabile in schieramenti che non prevedano la sua centralità nel contesto tattico. Proprio per questo, i tentativi di dirottarlo sull’ esterno si sono rivelati vani, perché non ha una dimensione atletica tale da potersi sobbarcare troppo lavoro senza palla e non ha lo spunto per creare superiorità partendo da un isolamento in fascia.

Bellomo Aramu Allenamento
Copyright: SSC Bari

Paradossalmente, il 3-5-2 attualmente adottato dal Bari si adatta alle sue caratteristiche meglio del 4-3-3 provato inizialmente da Marino, perché addensa centrocampisti e attaccanti nella zona centrale del campo lasciando l’ampiezza ai quinti. In questo contesto tattico Aramu potrebbe giocare a ridosso della prima punta, coadiuvato da Sibilli e Koutsoupias nei movimenti sulla trequarti e foraggiato dai rifornimenti dei due esterni.

In questo momento recuperarlo è tutt’altro che semplice, soprattutto perché non dà alcun segnale di ripresa da un punto di vista mentale. Allo stesso modo, accantonarlo definitivamente dopo un paio di mesi deludenti sarebbe sbagliato e anche deleterio per una squadra che per ritenersi competitiva non potrà prescindere a lungo dall’estro e dalla creatività di Mattia Aramu. In ogni caso gennaio incombe: andranno fatte serie valutazioni sul suo conto. Tenere in giocatore in questo momento completamente avulso dal contesto biancorosso potrebbe essere deleterio. Recuperarlo, da qui a fine anno, la priorità dello staff tecnico. A Polito l’ultima parola.

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By Giovanni Fasano

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