Davide Diaw, il nuovo totem offensivo del Bari

Il Focus su Davide Diaw

Non sappiamo quanto abbia influito la batosta casalinga subita contro il Parma in Coppa Italia, ma è palese che il Bari negli ultimi giorni abbia accelerato sul fronte entrate. La mattina dopo la sconfitta con i ducali ci siamo svegliati con la tanto agognata ufficialità di Brenno, mentre ieri, con sorpresa rispetto alle tempistiche prestabilite, è stato annunciato l’acquisto di Davide Diaw.

Diaw
Copyright: SSC Bari

Diaw alla corte di Venturato

L’arrivo dell’attaccante ex Monza il Bari garantisce a Mignani il riferimento offensivo richiesto e alla piazza l’uomo da cui ripartire per il post Walid Cheddira. Diaw è un classe 92′ con alle spalle 180 presenze in Serie B e 3 stagioni in doppia cifra, di cui l’ultima con la maglia del Modena nel campionato appena trascorso. La prima invece è datata 2019/20, con la maglia del Cittadella, con cui per due anni di fila ha sfiorato la Serie A.

Proprio con il Cittadella, e nello specifico grazie al lavoro svolto da Venturato, Diaw ha ridisegnato i confini del proprio gioco, specializzandosi come attaccante mobile in un reparto a due punte. Nel 4312 sviluppato dal mister nativo di Atherton Diaw è diventato un centravanti efficiente, più affilato e razionale. La particolarità di Diaw è che tutte le migliori stagioni della sua carriera le ha disputate in squadre che si schieravano con il 4312. Del Cittadella abbiamo parlato, poi ci sono stati i 6 mesi di fuoco a Pordenone, dove divideva il fronte offensivo con Patrick Ciurria, e infine l’ultimo anno a Modena. Sono dunque facilmente intuibili i motivi che hanno spinto Mignani e Polito a puntare su di lui.

Diaw nel Bari di Mignani

Diaw, in un reparto a due, è l’attaccante che si muove senza palla, garantisce la profondità e allunga le difese. Non è particolarmente preciso nel gioco di raccordo, preferisce concentrarsi sui duelli fisici con i marcatori lontano dalla palla. Queste caratteristiche lo rendono complementare ai vari Menez, Morachioli e Sibilli, ma anche a Scheidler, che come sappiamo ama toccare il pallone, dialogare con i compagni e agire distante dalla morsa dei difensori. Più difficile la convivenza con Nasti, con cui condivide la mobilità, ma anche l’inclinazione a lavorare più in area di rigore.

Diaw ha bisogno di un trequartista alle sue spalle, o quantomeno di un rifinitore in grado di premiare i suoi continui scatti in profondità. A Modena l’anno scorso Luca Tremolada ha fatto le sue fortune, quest’anno potrebbe essere Menez ad imbeccarlo centralmente, con Morachioli a catapultare cross dalla fascia sinistra.

Con l’attaccante italo senegalese il Bari perde i picchi vertiginosi garantiti dalle sgasate di Cheddira, ma inserisce nel proprio motre un attaccante più affidabile nel rendimento lungo  l’arco dell’intera stagione. Cheddira ha una dimensione atletica decisamente maggiore, ma Diaw compensa con una comprensione del gioco maggiore rispetto al marocchino, che nelle giornate negative diventava quasi deleterio a causa della tendenza ad incaponirsi in azioni individuali.

In più, con il futuro attaccante del Frosinone condivide l’abilità nel gioco aereo in area di rigore e la tecnica di tiro estremamente pulita. Cheddira nell’ultimo anno ha fatto grossi passi in avanti in questo fondamentale, gli stessi fatti da Diaw negli anni a Cittadella, con quest’ultimo che ha maggiore confidenza anche con il piede debole (il sinistro).

La speranza per il Bari e i suoi tifosi è che Diaw, all’alba dei 32 anni, abbia ancora diverse cartucce da sparare. L’investimento è stato relativo, dato che si tratta di un prestito con diritto di riscatto che diventa obbligo solo in caso di promozione, ma per il ruolo che andrà a ricoprire nello scacchiere tattico di Mignani i suoi gol e il suo apporto fisico alla squadra saranno fondamentali.

 

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By Giovanni Fasano

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