Grazie alla vittoria ottenuta contro il Sorrento, il Bari ha accorciato le distanze dalla vetta della classifica, portandosi a soli due punti proprio dalla formazione campana. A decidere la sfida è stato il gol realizzato nel finale da Karlo Butic, ben servito da Ebrima Darboe. Per analizzare questo avvio di stagione della formazione biancorossa, abbiamo intervistato Angelo Terracenere, ex centrocampista e storico calciatore del Bari, che quest’oggi festeggia 63 anni.
Con la maglia biancorossa, Terracenere ha collezionato 259 presenze tra Serie A, Serie B, Coppa Italia e Mitropa Cup dal 1981 al 1993, intervallate da una parentesi biennale al Monopoli. Nel corso dell’intervista abbiamo affrontato diversi argomenti, dall’attuale momento del Bari alle questioni societarie, passando per il rendimento e le caratteristiche dei principali calciatori a disposizione di mister Rastelli. Di seguito, le parole di Terracenere rilasciate ai nostri microfoni.

L’intervista ad Angelo Terracenere
Il Bari è secondo a due punti dalla vetta e arriva dalla vittoria di Sorrento, conquistata nel finale. È una vittoria che può cambiare qualcosa nella stagione o è ancora troppo presto per parlare di un Bari da vertice?
«Ho vista la partita contro il Sorrento ed il Bari non mi è piaciuto molto. I risultati portano gioia, fai gli allenamenti con uno spirito diverso, ma dal punto di vista del gioco siamo ancora molto indietro. Per adesso non è ancora una squadra ammazza campionato, se devi stravincere il campionato non puoi fare queste prestazioni deludenti sia fuori che in casa. Ho visto 2/3 partite in tv, allo stadio non verrò mai finché ci sarà questa proprietà. Con 2/3 giocatori di esperienza la squadra fa risultato, noi tifosi non abbiamo ancora capito che modulo tattico voglia fare l’allenatore».
Dopo la retrocessione si è parlato inevitabilmente di rifondazione. Guardando la squadra costruita da Marino, questo Bari ha davvero tutto per vincere il campionato o vede ancora delle lacune, soprattutto sul piano della qualità?
«Vedo molte lacune, i risultati nascondono tanto. Cerofolini è il 50% di questa squadra, Darboe è un buon centrocampista ed anche sprecato per questa categoria, mentre Butic ha fatto un grandissimo gol. Sono quei 3/4 che fanno la differenza, spero che anche giocando male riescano ad andare in Serie B».
Guardando anche le altre squadre del girone, considera il Bari la squadra più forte? E quali vede come le principali rivali nella corsa alla promozione?
«La considero come la squadra più forte perché ha tanti calciatori di esperienza. In Serie C devi correre più degli avversari: il Bari vinto in casa contro il Potenza o a Sorrento non ha mai dimostrato di essere nettamente più forte delle altre. Loro fanno fatica e credo abbiano bisogno di altri 2/3 elementi per andare a gonfie vele».
Rastelli è arrivato con un obiettivo molto chiaro. In queste prime settimane l’ha convinta? È l’allenatore giusto per riportare immediatamente il Bari in Serie B?
«Rastelli credo sia un buon allenatore ma non ha dato ancora dato un’identità alla squadra. Ha parlato di pressione, ma che pressione vuoi avere se allo stadio non va nessuno?».

Lei ha giocato in un San Nicola capace di trascinare la squadra. Che effetto le fa vedere oggi uno stadio lontano dal pienone e una parte della tifoseria così distante dalla società?
«Quando giochi con lo stadio pieno dai tutto anche per un applauso del tifoso, quando giochi in uno stadio vuoto senti tutte le persone che ci sono. O sei forte caratterialmente o fai delle c*****e mostruose. Da questo punto di vista i ragazzi mi stanno piacendo, la pressione non c’è, ma quando giochi male le parole le senti».
Secondo lei questa distanza può essere ricucita attraverso i risultati oppure ormai il problema va molto oltre quello che succede in campo?
«Potrebbe essere ricucito al 40/50%, anche qualora la squadra facesse risultati non vedremmo mai 15/20 mila persone allo stadio. Vedremmo quei 7/8 mila spettatori con la squadra prima in classifica, perché molti hanno giurato di non mettere più piede allo stadio fin quando ci sarà questa società. Poi dopo quello che stiamo leggendo dalla Procura, il tifoso si disinnamora sempre più della squadra. Per adesso si stanno appoggiando su 2/3 mila tifosi».
Il 1° ottobre è prevista un’udienza importante nell’ambito della procedura che riguarda la società. Da ex Bari, con quale stato d’animo guarda a questo appuntamento e quanto ritiene importante che venga fatta chiarezza sul futuro del club?
«Io sempre stato contro la multiproprietà, mi dispiacerebbe se il Bari ricominciasse da una categoria più bassa, ma d’altra parte sarei contentissimo se andassero via».
La multiproprietà è ormai da anni al centro del rapporto tra tifoseria e De Laurentiis. Secondo lei il Bari ha bisogno di conoscere finalmente una prospettiva chiara sul proprio futuro, indipendentemente dalla categoria?
«Qui a Bari ci prendono in giro, a che pro hanno preso questo portiere di 40 anni? Fanno acquisti e cessioni dovute a cosa? Fanno 4/5 anni di contratto quando non ci dovrebbero essere nel 2028. Ci sono tutti questi punti interrogativi che io non riesco a capire. Son convinto che non dureranno molto a Bari, sai cosa significa una squadra senza ultras e senza tifoseria? Anche se ci fossero 8/10 mila tifosi, non sono nulla per Bari. Ai tempi di Galluzzo e Messina in C andavano in 30/40 mila persone. Solo cambiando la proprietà possiamo far qualcosa, ma chi la prende nel caso?»
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