A poche settimane dall’inizio del campionato di Serie C, il Bari occupa il terzo posto in classifica, a cinque punti dalla capolista Sorrento, prossima avversaria dei biancorossi nella sfida in programma sabato pomeriggio. In vista del match contro i campani, abbiamo intervistato l’ex centrocampista e idolo biancorosso Pietro Maiellaro, protagonista con la maglia del Bari dal 1987 al 1991, periodo nel quale ha collezionato 119 presenze e 26 gol tra Serie A e Serie B.
Con Maiellaro abbiamo analizzato il momento della squadra di Massimo Rastelli, soffermandoci sul lavoro dell’allenatore, sull’attacco biancorosso e le principali tematiche legate alla società. Di seguito, le sue parole rilasciate ai nostri microfoni.

L’intervista a Maiellaro
Il Bari è ripartito dalla Serie C dopo la retrocessione della scorsa stagione. Che impressione le sta facendo questa squadra nelle prime giornate? Secondo lei ha già tutto per puntare alla vittoria del campionato?
«Se andiamo dietro al blasone dovrebbe vincere il campionato, la Serie C è molto particolare e difficile. Il Bari non è partito bene e già questo è un punto interrogativo, spero che strada facendo si possa imporre mettendosi in testa. Adesso c’è qualche squadra che sta andando bene come il Sorrento, le altre stanno un po’ stentando. Credo serva ancora qualcosa, ci vorrebbe un po’ più di maturità e convinzione dai parte dei calciatori. Credo che l’appoggio dei tifosi sia molto lontano. Siamo ancora agli inizi, dobbiamo aspettare ancora un po’, ma qualche punto in più si poteva avere già».
Rastelli è stato scelto per guidare il Bari in un campionato in cui l’obiettivo dichiarato è vincere. Per quello che ha visto finora, la convince come allenatore per questa squadra e per una piazza come Bari?
«Non lo conosco e non so come lavora, ma credo che una Serie C la possa fare. Anche se farla a Bari è diversa che farla da altre parti, insomma».
Quando si parla del Bari in Serie C, inevitabilmente si parla di obbligo di vincere. Quanto può pesare questa pressione su giocatori e allenatore?
«Devono solo capire che la realtà è che la gente non ci va allo stadio e cercare di conquistare quelle poche persone. Sarà difficile perché è come se ci fosse stato un patto. Loro devono essere un po’ più sciolti e consapevoli dei mezzi che hanno, stanno giocando in Serie C e non in Serie A. Giocare nel Bari credo sia già un grande onore, devono sudare ed onorare la maglia nel miglior modo possibile. Mi auguro che ci sia qualche giocatore che faccia una grande stagione così che capirà che effetto fa giocare a Bari».
Lei ha vissuto un Bari molto legato alla propria gente. Oggi c’è una distanza evidente tra una parte della tifoseria e la società: quanto può incidere questo clima sul percorso della squadra?
«Oggi è cambiato il mondo e la società, fare una protesta del genere a Bari mi sembrava impossibile. I giocatori sono più leggeri, sono più social e non pensano che ti possano venire a bussare a casa».
Pierpaolo Marino è arrivato con l’obiettivo dichiarato di costruire una squadra per vincere subito. Che giudizio dà al lavoro fatto finora sul mercato e alla rosa che ha consegnato a Rastelli?
«Hanno dato un segnale importante a fine mercato, dovevano aggiustare un po’ la squadra. Forse manca ancora qualcosa in mezzo al campo, con il tempo questo si potrà decidere meglio. Questi ragazzi si dovranno solo sbloccare ed essere solo più fiduciosi, convinti di loro stessi».
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