Moncini: “Che rammarico. Quando cambi 20 giocatori è complicato, arrivati stanchi al finale”

L'intervista
Moncini DickmannCopyright: SSC Bari

Una stagione intensa, fatta di gol, speranze e di un epilogo che nessuno avrebbe voluto vivere. Nei giorni successivi alla conclusione della sua esperienza al Bari, quando era ancora svincolato e prima dell’ufficializzazione del suo approdo al Vicenza, Gabriele Moncini ha concesso un’intervista esclusiva a PianetaBari, ripercorrendo senza filtri i mesi vissuti in biancorosso, tra ricordi, emozioni e riflessioni sulla retrocessione.

Per esigenze editoriali l’intervista viene pubblicata soltanto oggi, ma è stata realizzata prima della firma con il club veneto. Di seguito LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA.

Moncini
Copyright: Emmanuele Mastrodonato/IPA Sport

L’intervista a Moncini (PRIMA PARTE)

Moncini, guardando la tua stagione, a livello personale hai disputato un campionato importante. Sei soddisfatto del tuo rendimento?
«Sì, ho giocato tanto e sono contento di quello che ho fatto. Ovviamente resta il rammarico per quello che è successo alla squadra, ma sul piano personale penso di aver disputato una buona stagione.»

A mente fredda, ti sei dato una spiegazione per una retrocessione che pochi si aspettavano?
«Un motivo preciso non c’è. Sicuramente abbiamo commesso troppi errori e ci sono stati tanti problemi. Io avevo già vissuto una retrocessione e, anche in quel caso, c’erano stati tre allenatori. Non è mai semplice. Poi abbiamo cambiato tantissimi giocatori: credo fossero 19 rispetto all’anno precedente. C’erano giocatori validi, ma trovare equilibrio con un gruppo completamente nuovo è molto complicato.»

Sulla carta il Bari sembrava una delle squadre più forti della Serie B.
«Oggi i curriculum contano fino a un certo punto. La Serie B è un campionato dove bisogna correre e lottare. Basti vedere il Palermo, che investe tantissimo da anni senza riuscire a salire. Secondo me l’errore più grande è stato ripartire praticamente da zero, con quasi venti giocatori nuovi.»

Moncini
Copyright: SSC Bari

Quanto ha inciso il cambio di allenatore a inizio stagione?
«La società aveva il diritto di pretendere risultati e, non arrivando, ha deciso di cambiare. Però da lì è diventato tutto più difficile.»

Con Vivarini hai trovato poco spazio e a gennaio avevi anche valutato la cessione. Cosa non ha funzionato?
«Stavo vivendo un momento difficile. Ero arrivato con altri obiettivi e vedevo che la squadra non riusciva a decollare. Avevo bisogno anch’io di una scossa mentale, ma quella scossa non è arrivata. Inoltre, non giocavo per scelta tecnica. Avevo alcune richieste a gennaio e stavo valutando di cambiare squadra, anche se non è nel mio carattere lasciare le cose a metà, soprattutto quando vanno male.»

Con Longo sembrava essersi riacceso qualcosa. Poi, però, il finale è stato molto complicato.
«Quando è arrivato Longo quella scintilla che ci mancava è arrivata. Però abbiamo dovuto rincorrere e il mister ha scelto di puntare sempre sugli stessi giocatori. Lo capisco, è una filosofia che può funzionare, ma alla lunga siamo arrivati stanchi. L’emblema penso siano le gare con Pescara e Carrarese. Eravamo in pochi a giocare con continuità e penso che questo abbia inciso soprattutto nell’ultima parte di stagione.»

Moncini Bari
Copyright: IPA Sport/IPA

Si è avuta la sensazione che il Bari dipendesse esclusivamente da Moncini e da Rao.
«Ci può stare che nei momenti difficili qualcuno si prenda delle responsabilità. Però alla fine deve essere il gruppo a venirne fuori. Io non rimprovero nulla ai miei compagni, perché ho sempre visto il massimo impegno. Piuttosto c’era tanta paura: sentivamo che la retrocessione si stava avvicinando e questo, inevitabilmente, ha pesato.»

Cosa non ha funzionato nei play-out?
«Diciamo che soprattutto al ritorno dovevamo osare di più. L’andata loro hanno fatto una buona partita, ma al ritorno serviva qualcosa in più, sia come atteggiamento che forse anche come scelte. Alla fine si poteva fare di più.»

I compagni di reparto hanno reso come ti aspettavi?
«Gytkjaer ha avuto anche problemi fisici all’inizio, quindi non era semplice. Poi quando le cose vanno male tutto sembra più difficile. Le occasioni non erano tantissime, però è ovvio che la gente si aspetta i gol da tutti. Io ho visto un professionista esemplare, devo dire la verità, forse il più professionista del gruppo e a 35 anni che ha dato l’esempio a tutta la squadra.»

 

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By Claudio Mele

Ho un assegno di ricerca in matematica, sono anche un insegnante di matematica e fisica. Nel tempo libero faccio il giornalista (con scarsi risultati)

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