Bari, il futuro passa ancora dai playout. Ora tregua per difendere la B, poi i bilanci

L'editoriale
Bari esultanza Serie B

Alla fine, come due anni fa, il Bari si ritrova a giocarsi tutto il proprio destino negli ultimi 180′ della stagione. Se in estate qualcuno avesse affermato che il Bari di Castrovilli, Partipilo, Vicari – e con Caserta in panchina – avrebbe puntato ai playout, nessuno ci avrebbe creduto. Probabilmente sarebbe scappata anche qualche risata, accompagnata da più di qualche gesto scaramantico. Nove mesi dopo, sembra cambiato il mondo: nessuno dei quattro sopracitati è più parte del progetto, e i biancorossi hanno disperatamente inseguito gli spareggi retrocessione per gran parte del campionato. L’imperativo, adesso, è di salvare quello che c’è da salvare. Al futuro ci si penserà dopo.

Longo
Copyright: SSC Bari

La stagione del Bari

Ad oggi sembra dunque abbastanza chiaro: le previsioni di inizio anno erano decisamente sballate. Sulla carta, però, va detto che il mercato estivo non lasciava certo presagire un simile epilogo per il 2025/26 biancorosso. L’avvio totalmente fuori dai binari con la rivoluzione totale, l’evoluzione della situazione in panchina, e anche diversi livelli di rendimento sotto le aspettative di presunti protagonisti sono stati gli ingredienti che hanno portato ad un’altra annata disastrosa. Che si concluderà, due anni dopo, ancora con i playout, per evitare l’onta di una possibile retrocessione in Serie C maturata sul campo.

«Per una piazza come Bari è una vergogna, le cose devono cambiare, Di Cesare si deve dimettere, il presidente deve vendere». I discorsi purtroppo sono sempre gli stessi. Ancora, ancora e ancora da tre anni a questa parte. Ciò che è veramente brutto dover sottolineare ancora oggi è il crescente allontanamento dei tifosi e della città da questa squadra. La media spettatori di quest’anno in casa (10.268) è più bassa persino di quella della stagione 2018/19, in Serie D (10.412). Per ritrovarne una inferiore bisogna tornare al 2012/13 (6.591, in cadetteria).

Il dato è contestualizzato (e sicuramente consequenziale) se si pensa ad un aspetto dell’annata del calcio a Bari. Se le cose in campo sono andate male, fuori dal terreno di gioco probabilmente è andata ancora peggio. Tra dichiarazioni, evitabili siparietti in conferenza stampa, episodi di attrito tra tifoseria e calciatori, il nuovo silenzio stampa che nasconde così come l’anno scorso dissidi tra il tecnico e parte dei suoi giocatori, oltre alla gestione estremamente caotica della panchina quanto del settore tecnico in dirigenza.

Di Cesare
Copyright: SSC Bari

Non è ancora il momento dei bilanci

Al netto di tutto ciò, e di tutto quello che non ha funzionato, adesso l’aspetto più importante è un altro. Ci sono ancora due partite da giocare, due partite che – senza eccessivi sensazionalismi – valgono una stagione. Sicuramente l’anno prossimo sarà di nuovo il caso di ripartire, rifondare, porre le basi di un progetto – si spera – definitivamente solido. Dalle due gare con il Südtirol, però, dipende una discriminante non di poco conto, anzi: farlo in Serie B o in Serie C.

A prescindere dalla macchia che una retrocessione rappresenterebbe nella storia del galletto, la questione è un’altra. Se l’obiettivo finale è tornare prima o poi in A, la Lega Pro rischia di trasformarsi in un limbo eterno, dal quale non è assolutamente scontato uscire in breve tempo. In campo non ci vanno il nome o la tradizione, così come non ci va lo status di “retrocessa dalla Serie B, quindi automaticamente più forte delle altre”. Vedasi l’esempio della Salernitana, che al primo anno in C sta trovando non poche difficoltà, o al Benevento che è riuscito a tornare in B dopo 3 anni e vagonate di milioni di euro spesi.

Sempre che, comunque, di Serie A si voglia ancora provare a parlare. Tre anni fa, infatti, Bari-Südtirol valeva un biglietto per l’anticamera del Paradiso. Oggi, un pass di sola andata per l’Inferno. E che arrivi o meno la discesa negli Inferi, sta di fatto che quei cancelli dorati, quelle nuvole, quegli angeli che suonano la tromba sembrano un qualcosa di sempre più lontano, di sempre più estraneo, alla dimensione della SSC Bari.

 

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By Vito Lotito

22 anni, barese, football addicted da quando ho memoria. Nel tempo libero faccio finta di fare il giornalista!

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