«Abbiamo fatto una buonissima gara sotto tutti gli aspetti, dal punto di vista dell’intensità , dell’aggressività e della qualità ». Parole di Massimo Rastelli, pronunciate al termine della sconfitta per 2-1 contro il Potenza, costata al Bari l’eliminazione dalla Coppa Italia Serie C. Dichiarazioni che, ascoltate dopo l’ennesima prestazione poco convincente dei biancorossi, lasciano inevitabilmente perplessi. Perché il problema, ormai, non è soltanto ciò che accade in campo, ma anche la distanza sempre più evidente tra la lettura dell’allenatore e quanto mostra effettivamente la sua squadra.

Le responsabilità di Rastelli e un Bari che non cresce
Partiamo da una premessa necessaria: l’eliminazione dalla Coppa Italia non è un dramma. A Potenza si sono affrontate due formazioni ampiamente rimaneggiate, con tanti calciatori abitualmente relegati in panchina. La priorità del Bari resta il campionato e sarebbe ingeneroso giudicare il lavoro di un allenatore esclusivamente sulla base di una partita del genere. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerarla un episodio isolato, ignorando quanto sta accadendo ormai da diverse settimane.
Il Bari, semplicemente, non convince più. Dopo la sconfitta di Salerno è arrivata la vittoria contro il Giugliano, seguita però dai pareggi con Crotone e Casertana. Quella di Potenza rappresenta la terza partita consecutiva senza successi tra campionato e Coppa. Al di là dei risultati, è soprattutto il rendimento a preoccupare: una squadra che fatica a costruire occasioni, raramente riesce a imporre il proprio gioco e continua a mostrare limiti che, con il passare delle giornate, diventano sempre più difficili da giustificare.
E qui entrano inevitabilmente in gioco le responsabilità di Rastelli. Gli infortuni sono stati tanti, alcune assenze hanno certamente condizionato le scelte e il tecnico ha dovuto spesso adattare uomini e sistemi di gioco. Tutto vero. Ma dopo undici giornate di campionato non può essere sempre questa la spiegazione. Il Bari dispone di una rosa costruita per competere ai vertici, almeno sulla carta, e, nonostante le difficoltà , avrebbe dovuto mostrare ben altra identità . Invece si continua ad assistere a prestazioni discontinue, con una manovra spesso prevedibile e una fase offensiva incapace di esprimere con continuità il proprio potenziale. Basti pensare al fatto che la squadra biancorossa sia il secondo peggior attacco tra le prime 10 squadre del campionato, un’assurdità .
Ciò che sorprende maggiormente, però, è l’atteggiamento dell’allenatore davanti a queste difficoltà . Anche dopo il ko di Potenza, Rastelli ha parlato di una prestazione di grande qualità , elogiando la risposta dei calciatori del Bari e definendo addirittura «superlativa» la prova di Esposito, Prisco e Colangiuli. Giusto valorizzare chi ha avuto meno opportunità , ma continuare a sottolineare quasi esclusivamente gli aspetti positivi rischia di diventare un esercizio poco convincente, soprattutto quando i problemi della squadra continuano a ripresentarsi.
Nessuno pretende che un allenatore metta pubblicamente sotto accusa i propri giocatori. Ma riconoscere con maggiore lucidità le difficoltà sarebbe probabilmente il primo passo per affrontarle. Perché, a oggi, la sensazione è che il Bari non stia crescendo come dovrebbe, ma anzi si sia appiattito. E il tempo degli esperimenti, delle attenuanti e delle rassicurazioni comincia inevitabilmente a restringersi.

Bari-Scafatese, una partita che può pesare più delle altre
Anche perché la classifica non aspetta. Il Potenza è avanti di cinque punti, mentre il Catania ha raggiunto i biancorossi con un distacco che ora è di 2 punti. Due concorrenti che rendono ancora più evidente quanto possa costare ogni ulteriore passo falso. E in una piazza come Bari, dove le aspettative sono inevitabilmente elevate, il malumore dei tifosi non può essere sottovalutato.
Ecco perché Bari-Scafatese di sabato assume un’importanza particolare. Il Bari resta secondo in classifica e le tante problematiche legate agli infortuni rappresentano attenuanti che non possono essere ignorate. Non ci sono, dunque, elementi per parlare di una panchina in discussione. Ma un’altra mancata vittoria, soprattutto se accompagnata da una prestazione poco convincente, potrebbe inevitabilmente aprire qualche riflessione sul percorso intrapreso e sulle difficoltà che la squadra continua a incontrare. Sarebbe una valutazione comprensibile, non necessariamente il preludio a decisioni drastiche.
Rastelli ha ancora l’occasione di invertire la rotta. Ma non può bastare continuare a raccontare un Bari migliore di quello che si vede sul terreno di gioco. Servono risposte tecniche, risultati e soprattutto una crescita che finora si è vista soltanto a tratti. Perché il secondo posto è certamente un risultato da non sottovalutare, ma non può diventare uno scudo dietro il quale nascondere le difficoltà . Rastelli ha avuto delle attenuanti, adesso deve dimostrare di avere anche le soluzioni.
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