Sono state ventiquattro ore di rimpianti. In casa Bari, infatti, è difficile scrollarsi di dosso la sensazione di aver buttato via un’occasione ghiotta. Il rammarico non è soltanto per la sconfitta contro la Salernitana, che ha interrotto il filotto di risultati utili con cui i biancorossi avevano raggiunto la vetta, ma anche per il modo in cui è arrivata. Per oltre settanta minuti, gli uomini di Rastelli avevano disputato forse la miglior prova della loro stagione, creando diverse palle gol. Il clamoroso blackout finale, con due reti subite in pochi minuti, solleva però una serie di interrogativi e conferma come i galletti siano ancora un cantiere in costruzione.

I 5 spunti di Salernitana-Bari
Le scelte di Rastelli
A cambiare la partita sono stati sicuramente gli episodi, visto che il pareggio ha caricato i granata e impaurito i biancorossi. La rete, però, è arrivata quando l’inerzia era già dalla parte dei padroni di casa, anche perché con i cambi i pugliesi si erano schiacciati nella propria metà campo. Sul banco degli imputati finiscono così anche le scelte di Rastelli: Darboe e Della Morte avevano chiesto la sostituzione, ma restano i dubbi sulle soluzioni adottate. L’ingresso di Mane ha consolidato una linea a cinque già abbozzata con l’arretramento di Tribuzzi, senza aiutare la squadra a risalire. I biancorossi hanno così perso anche la possibilità di alleggerire la pressione tenendo il pallone, lasciando agli avversari l’iniziativa.

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La profondità della rosa
Alcune di queste scelte hanno suscitato interrogativi: perché lasciare Bianchi in panchina? E perché Mane al posto di Della Morte, anziché Esposito? D’altro canto, la sensazione è che in alcune zone al tecnico manchi ancora qualcosa. Pesano gli infortuni, soprattutto l’assenza di una punta con le caratteristiche di Gomez, ma anche le lacune dell’organico a centrocampo, dove le alternative a Mendicino, Darboe e Maggiore non sembrano garantire la stessa qualità. Indicazioni da tenere presenti per gennaio, quando bisognerà intervenire con un paio di elementi per rifinire la rosa.
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Cosa è successo nel finale?
Colpisce soprattutto il modo in cui il Bari si è completamente spento nel finale. Fino ad allora la retroguardia aveva offerto un’ottima prova, confermando i segnali di crescita delle ultime partite. Poi tutto è crollato in pochi minuti: sono venuti meno ordine e attenzione, mentre Grgic non è riuscito a garantire il filtro necessario davanti alla difesa. A complicare la situazione è arrivato il pasticcio della sostituzione di Maggiore: il ritardo nell’uscita del centrocampista ha costretto Colangiuli ad attendere prima di entrare, lasciando i biancorossi in inferiorità numerica fino al pareggio.
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Una verticalità più ragionata
Il risultato non cancella però i progressi di una manovra che all’Arechi ha trovato maggiore continuità. Il Bari ha mantenuto la propria vocazione verticale, ma ha preparato meglio le giocate grazie alla vicinanza fra gli uomini offensivi e agli spazi concessi dalla pressione poco efficace della Salernitana. Una delle soluzioni più cercate passava dalla sinistra: Cerofolini partecipava alla prima costruzione con i due centrali e un centrocampista che si abbassava, cercando poi Anzolin o una mezzala alle spalle degli attaccanti granata. Quando arretrava anche un secondo centrocampista, il terzino poteva alzarsi e Tribuzzi stringere dentro al campo.
Questa disposizione favoriva le combinazioni nello stretto e attirava gli avversari da quel lato, lasciando maggiore libertà a Della Morte sul fronte opposto, per ricevere il lancio oppure accentrarsi e concludere l’azione. La vicinanza fra i giocatori è stata importante anche nelle transizioni, che restano una delle principali risorse della squadra di Rastelli. Diverse azioni pericolose sono nate proprio dai recuperi, quando i biancorossi hanno potuto attaccare una difesa ancora scoperta, sfruttando gli strappi di Darboe, Della Morte e Tribuzzi e gli appoggi disponibili per proseguire la giocata.
Le occasioni sprecate dal Bari contro la Salernitana
Prima ancora del blackout, però, il Bari ha pagato la mancata capacità di chiudere la partita. Il vantaggio minimo ha tenuto in vita una Salernitana a lungo in difficoltà, nonostante le diverse opportunità per il raddoppio costruite dai biancorossi. Se contro il Cosenza il gol di Maggiore aveva coperto le difficoltà nel creare pericoli, all’Arechi il problema è stato concretizzare quanto prodotto. Un passo avanti sul piano del gioco, dunque, che rende ancora più amaro aver lasciato la gara in bilico fino al finale.




