Il Bari è primo e non ha ancora mostrato il meglio: limite o grande punto di forza?

L'editoriale
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In una fase della stagione tutt’altro che semplice, il Bari ha trovato ciò che nel calcio conta più di qualsiasi altra cosa: i risultati. Dopo il successo esterno contro il Sorrento, i biancorossi hanno superato di misura anche il Cosenza al San Nicola, centrando la seconda vittoria consecutiva e raggiungendo il primo posto in classifica.

Un traguardo che fotografa un avvio di campionato certamente positivo, ma che racconta soltanto una parte della storia. Perché il Bari arrivato in vetta non è ancora una squadra capace di entusiasmare per novanta minuti, né una formazione che abbia dato l’impressione di aver già raggiunto la propria espressione migliore. Anzi. Come ammesso dallo stesso Massimo Rastelli dopo la gara di sabato, anche contro il Cosenza sono mancati qualità e continuità all’interno della partita.

Ed è proprio qui che nasce il vero paradosso di questo inizio di stagione: il Bari è primo senza aver ancora mostrato il miglior Bari.

Maggiore
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Bari primo, ma quanti margini

Contro il Cosenza sono riemersi alcuni difetti già intravisti nelle settimane precedenti. Diverse imprecisioni tecniche, una gestione del pallone non sempre lucida e una manovra offensiva che deve ancora trovare automatismi e continuità. Il Bari riesce a costruire buone combinazioni, a tratti lascia intravedere qualità importanti, ma troppo spesso queste fiammate rimangono episodi isolati all’interno della partita.

Non è ancora una squadra che prende il controllo della gara e lo mantiene. Non è ancora una squadra capace di mettere sistematicamente l’avversario alle corde attraverso il gioco. Eppure vince.

Ed è probabilmente questa la prima grande differenza rispetto a tante squadre viste negli ultimi anni. Quando la prestazione non è scintillante, il Bari sembra comunque avere gli strumenti per rimanere dentro la partita, resistere nei momenti complicati e sfruttare l’occasione che può indirizzarla. Non sarà sempre sufficiente, ma in Serie C è una caratteristica tutt’altro che secondaria. Il punto, allora, è capire da quale prospettiva osservare questo Bari.

Bari esultanza
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Vincere mentre si cresce

Il Bari sta raccogliendo punti mentre è ancora in costruzione. Non è un dettaglio. Perché generalmente il rischio delle squadre nuove è esattamente l’opposto: mostrare buone idee, intravedere potenzialità, ma perdere terreno in classifica mentre si cercano equilibrio e identità. I biancorossi, invece, stanno attraversando il normale processo di crescita senza pagarlo in maniera pesante sul piano dei risultati.

E il contesto rende tutto ancora più significativo. Nelle ultime settimane Rastelli ha dovuto convivere con un’emergenza continua. Gli infortuni hanno modificato gerarchie, rotazioni e possibilità di scelta, fino ai sette indisponibili della gara contro il Cosenza. Diventa inevitabilmente più complicato costruire automatismi quando cambiano continuamente gli interpreti e quando l’allenatore non può lavorare con continuità sulla formazione ideale.

Questo non deve diventare un alibi per ciò che ancora non funziona. Può però aiutare a leggere meglio ciò che il Bari sta facendo. La sensazione è che Rastelli abbia scelto, almeno in questa fase, di partire dalle fondamenta. Prima diventare una squadra capace di stare dentro le partite, poi provare ad alzare progressivamente la qualità. Una strada forse meno spettacolare, ma che finora ha prodotto punti.

È anche per questo che parlare semplicemente di un Bari che “gioca male ma vince” rischierebbe di essere riduttivo. Il problema esiste e va riconosciuto, ma una squadra che riesce con regolarità a trasformare partite complicate in risultati positivi possiede evidentemente qualità che vanno oltre l’estetica: carattere, concentrazione, capacità di soffrire e consapevolezza dei momenti della gara.

Rastelli
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Il vero interrogativo riguarda il futuro

Il primo posto, però, non deve trasformarsi in un punto d’arrivo. Al contrario, può diventare il punto dal quale pretendere qualcosa in più. Perché se questo Bari dovesse riuscire ad aggiungere maggiore qualità alla solidità mostrata finora, le prospettive cambierebbero sensibilmente. Se invece le difficoltà nella produzione offensiva e nella gestione del pallone dovessero diventare strutturali, allora il fatto di averle compensate con i risultati nelle prime giornate rischierebbe soltanto di averne ritardato gli effetti.

È probabilmente troppo presto per stabilire quale delle due letture sia quella corretta. La classifica, intanto, dice che il Bari è davanti. E per una squadra che non ha ancora potuto lavorare a pieno organico e che continua a mostrare margini evidenti di miglioramento, non è affatto un punto di partenza banale. Adesso, però, arriva anche una prima risposta importante. La trasferta contro la Salernitana, una delle squadre considerate sulla carta tra le grandi del girone, rappresenterà un banco di prova differente. Non deciderà certamente una stagione ancora lunghissima, ma potrà raccontare qualcosa in più sulla capacità del Bari di alzare il proprio livello quando dall’altra parte aumenta il peso dell’avversario.

Per ora resta un interrogativo che può essere letto in due modi. Essere primi senza aver ancora espresso il proprio massimo è un limite, perché dimostra quanto ci sia ancora da sistemare. Ma può diventare anche una grande forza, se significa che questa squadra ha ancora parecchio da aggiungere mentre ha già imparato a vincere.

 

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By Domenico Farella

1 Comment

  • Ok ma è meglio vincere e CONVINCERE perché a Marzo si entrerà nel periodo caldo delle partite. Siamo primi soprattutto per le super parate di Cerofolini.

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