La posizione del presidente della FIGC Giovanni Malagò si fa sempre più delicata. La vicenda legata al mancato tesseramento al momento della candidatura alla guida della Federcalcio è arrivata infatti a un passaggio cruciale.
Il Procuratore Generale dello Sport Ugo Taucer ha archiviato la posizione personale di Malagò, trasmettendo però gli atti al CONI per verificare eventuali violazioni dei principi fondamentali che regolano gli statuti delle federazioni sportive. Nella giornata di martedì la questione è quindi approdata in Giunta, con il presidente del CONI Luciano Buonfiglio che ha ricostruito l’intera vicenda e ribadito la necessità di ulteriori approfondimenti.

Le ultime su Malagò
Al centro della questione c’è il requisito del tesseramento. Al momento della presentazione della candidatura, Malagò non risultava infatti tesserato con la FIGC.
Buonfiglio ha richiamato quanto evidenziato da Taucer: «Alla luce di quanto riconosciuto dallo stesso Procuratore Generale Ugo Taucer, risulta incontestabilmente accertato che il dott. Malagò non fosse tesserato al momento della presentazione della candidatura».
Il presidente del CONI ha inoltre evidenziato come, qualora la FIGC avesse voluto consentire una candidatura anche in assenza di tesseramento, tale possibilità avrebbe dovuto essere prevista espressamente dalle norme federali. Secondo la ricostruzione della Procura Generale dello Sport, la Federcalcio avrebbe dunque recepito formalmente i principi fondamentali del CONI senza applicarli concretamente nel caso in questione.
Sul punto esiste però una diversa interpretazione della Procura federale, guidata da Giuseppe Chinè. La tesi sostenuta in precedenza era che l’espressione relativa all’essere “in regola con il tesseramento” riguardasse chi fosse già tesserato, senza imporre necessariamente il possesso di una tessera FIGC al momento della candidatura. Taucer ha invece considerato il tesseramento un requisito necessario ai fini della candidabilità.
Il prossimo passaggio potrebbe dunque essere quello del Consiglio Nazionale del CONI, chiamato eventualmente a esprimersi sul commissariamento della Federcalcio. Secondo quanto riportato nelle ultime ore, ogni decisione dovrebbe comunque arrivare dopo Italia-Turchia del 5 ottobre, sfida di Nations League, per evitare ripercussioni sul percorso della Nazionale.

Bari, cosa cambia per la multiproprietà?
Una vicenda che viene osservata con attenzione anche a Bari. In uno scenario di forte instabilità ai vertici federali, appare infatti difficile immaginare che il dossier relativo alle multiproprietà possa diventare nel breve periodo una delle priorità della FIGC.
Al momento, però, sul piano normativo non cambia nulla. Resta ferma la scadenza fissata per l’estate del 2028, quando non sarà più possibile controllare contemporaneamente due società appartenenti al calcio professionistico italiano.
La deroga riguarda ormai soltanto la situazione riconducibile alla famiglia De Laurentiis, proprietaria del Napoli e del Bari, e il gruppo Lotito, proprietario della Reggina e della Lazio. Uno dei due club dovrà quindi necessariamente uscire dall’attuale assetto proprietario entro i termini stabiliti dalla normativa federale.
Il terremoto che potrebbe investire la FIGC apre dunque nuovi scenari sul piano istituzionale, ma almeno per il momento non modifica il conto alla rovescia già iniziato a Bari: entro il 2028 la multiproprietà dovrà comunque cessare.
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