Probabilmente la giornata più nera degli ultimi anni, sicuramente la peggiore di quest’anno (finora). E non solo per il risultato di campo, che sarebbe già un programma di per sé. Si può riassumere così il sabato vissuto dai biancorossi, ma soprattutto dai tifosi baresi. Perché la debacle del Bari non si è ridotta solamente al 5-0, ma è proseguita per tutto il pomeriggio, in tre fasi. Certificando in maniera estremamente limpida lo stato di caos in cui versa l’ambiente.

Lo show di Magalini
Scegliere la parte peggiore di questo spettacolo dell’orrore è compito tutt’altro che facile. Tra la vergogna del campo e la vergogna ancora maggiore di quanto successo nel volo di rientro, però, c’è un evento che si colloca cronologicamente nel mezzo e che spicca sugli altri due. Sceneggiatore e attore protagonista: Giuseppe Magalini.
L’esperto ds non è certo nuovo a performance in conferenza quantomeno discutibili. Ma in quest’ultimo caso si è addirittura superato. Dopo essersi inizialmente presentato davanti ai giornalisti insieme a Di Cesare, Magalini ha innanzitutto dichiarato di essere lì con l’intento di «chiedere scusa» mettendoci la faccia. Ma di fronte a un collega che – guarda un po’ – ha iniziato a criticare l’operato della dirigenza, con particolare riferimento all’assurda gestione del cambio allenatore, il direttore sportivo ha reagito nella maniera peggiore possibile. Ha interrotto la domanda, l’ha presa come un attacco personale, ha inscenato una risposta che più passivo-aggressiva non si poteva, e ha abbandonato la conferenza…
…salvo poi tornare davanti ai microfoni poco dopo. Per continuare con lo stesso copione, fatto di nervosismo e anche di un pizzico di mancanza di rispetto verso lo stesso collega, “colpevole” di star svolgendo il proprio lavoro: porre domande scomode in un momento delicatissimo. Ma non è finita qui, perché l’ultima parte della conferenza è la ciliegina sulla torta. Ha del paradossale, infatti, che a metterci seriamente la faccia, ad aprirsi al dialogo, ad accettare le domande dei giornalisti – pur con tutto il giustificato nervosismo del momento – sia stato non un direttore dall’esperienza ultraventennale, ma una persona che questo lavoro lo fa da nemmeno due anni. Valerio Di Cesare.

Buio pesto
C’è un passaggio delle parole di Magalini che è perfettamente azzeccato: «In questo momento è tutto sbagliato». Ed è vero, ma non solo sul campo. La verità è che il Bari è allo sbando più totale, e ci è arrivato passo dopo passo, affossandosi pian piano con le sue stesse mani.
A partire da una rosa costruita per una certa idea tattica, scomparsa dopo 4 partite. Passando per la scelta di confermare la fiducia in Caserta anche di fronte all’evidenza di un progetto tecnico mai decollato, e perdendo ben 2 (due!) occasioni di cambiare allenatore durante la pausa nazionali, in modo da sfruttare quelle due settimane per ripartire. Arrivando, infine, alla scellerata decisione di cambiare la guida tecnica a 3 giorni dalla gara con l’Empoli, con Vivarini che di fatto si è insediato a 48 ore dal match. In pratica, la squadra ha svolto gli allenamenti di preparazione alla partita agli ordini di 3 allenatori diversi: prima Caserta (sull’orlo dell’esonero, dato in pasto volutamente a tifosi e giornalisti); poi l’allenatore della Primavera, Anaclerio; e solo infine, il nuovo tecnico Vivarini.
Iil Bari sta sprofondando. Sul campo, ma prima ancora a causa della gestione da parte dei vertici. Di questo passo, il rischio della Serie C si fa sempre più vivo: parafrasando il ds, chissà se quella sarà poi la fine del mondo…
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