La bella e convincente vittoria contro la Reggiana è stata importantissima, ma il Bari ha l’obbligo di resettare tutto perché domani pomeriggio è atteso da un altro appuntamento delicato. Nell’infrasettimanale i biancorossi affronteranno in trasferta il Frosinone, fra le formazioni più forti del campionato. In vista della gara ha parlato in conferenza stampa il difensore Valerio Mantovani.

Le parole di Mantovani
Sulla gara vinta contro la Reggiana e a riguardo del match di Frosinone: «L’importante era riscattarsi dopo una prova veramente brutta come quella di Pescara, perché non eravamo noi. Dovevamo confermare quanto fatto con Empoli, Sampdoria e Padova e dare un segnale, oltre che alla piazza, a noi stessi, perché quella partita non era da noi. Siamo una squadra viva, che nelle ultime quattro partite ha fatto tre vittorie, è un dato importante. Dobbiamo andare lì sicuri dei nostri mezzi, ma soprattutto con l’umiltà di chi sa che lotta per un obiettivo molto importante».
Mantovani ha proseguito: «Questa piazza è un posto che rimane dentro, lo dicevo già lo scorso anno. Mi sarebbe piaciuto arrivare prima, però l’importante è che ora sono qui. Che sia prima o dopo, sono molto contento. Ci si aspettava un campionato diverso, ma durante una stagione succedono cose impreviste. Lo abbiamo visto anche con squadre che hanno speso molto e poi si ritrovano in posizioni inattese. Adesso l’importante è raggiungere l’obiettivo tutti insieme, restare positivi e renderci conto che queste ultime partite sono fondamentali».
La condizione fisica: «Fisicamente venivo da un lungo stop, quindi avevo bisogno di qualche settimana in più rispetto ai compagni. Quello che mi sento di dire è che dobbiamo essere compatti, uniti tutti: tifosi, giocatori, voi, l’ambiente intero. Mancano otto partite e negatività e pensieri non positivi possono destabilizzare tutto. Uniti possiamo dare una svolta a un’annata che non è stata all’altezza del Bari».
Il difensore ha parlato anche di Rao: «È un ragazzo molto giovane e promettente. Sta facendo cose importanti e dando continuità alle prestazioni: è un giocatore su cui crediamo molto anche noi compagni, perché tecnicamente è tanta roba. Però dobbiamo aiutarlo a restare con i piedi per terra: è giovane, non va responsabilizzato troppo, ma fatto sentire importante e sostenuto, perché ha solo 19 anni».
Mantovani è tornato sulla sconfitta di Pescara: «Sicuramente la sconfitta di Pescara ha fatto malissimo e lascia delle cicatrici, soprattutto dopo due vittorie importanti. Se avessimo una spiegazione precisa la direi, ma ciò che ha fatto male è stata soprattutto la maniera in cui abbiamo perso. Se avessimo perso facendo la nostra prestazione, parleremmo di altro. Il mister ci ha messo la faccia, ma a nome di tutti chiediamo scusa per quella partita. Era importante riscattarsi subito contro la Reggiana, una diretta concorrente, e abbiamo fatto una grandissima prestazione. Quella gara deve lasciarci qualcosa per non ripetere più certi errori, perché mancano otto partite e ogni partita deve servirci da esempio».
Sugli avversari: «Ghedjemis è un ottimo giocatore e sta facendo grandissime cose, ma non c’è solo lui: tutto il reparto offensivo del Frosinone e la squadra nel complesso stanno facendo un grande campionato. Hanno più o meno gli stessi giocatori dell’anno scorso, ma rendono molto meglio. Si fermano lottando, come abbiamo fatto nelle ultime partite. Fare nove punti in quattro gare contro Sampdoria, Empoli e Reggiana non era scontato: dimostra che siamo una squadra viva. I giocatori si fermano con intelligenza e con il lavoro di squadra, non con le individualità».
Mantovani ha parlato anche dell’allenatore: «Mister Longo è una persona che nel mio percorso ha significato tanto, quindi è stato fondamentale nel riportarmi qui a Bari. È un grandissimo motivatore, non lascia nulla al caso e cura molto i dettagli. Quando arrivi in una squadra dove magari manca qualcosa a livello emotivo, è la persona giusta per accendere ciò che hai dentro».
Mantovani ha proseguito: «Ognuno fa le valutazioni che crede. Se qualcuno pensa che io renda meglio a tre piuttosto che a due, il calcio è fatto anche di scelte: non è una polemica. A Mantova, dopo sette partite, ho avuto un bruttissimo infortunio e la mia stagione è durata un mese e mezzo, quindi non ho avuto il tempo di dimostrare il mio valore. Con un infortunio del genere serve tempo per recuperare. Quando il mister è venuto qui sono stato molto contento della chiamata, perché per me stare a Bari è un onore».
I compagni di reparto: «Odenthal e Cistana sono due giocatori importanti, non devo certo presentarli io. Odenthal veniva dalla vittoria del campionato con il Como, Cistana è altrettanto importante, così come Pucino, Nikolaou e tutti gli altri. L’intesa si crea giocando insieme: più giochi, più nascono automatismi, anche solo con uno sguardo o una parola. Sono ragazzi umili che lavorano ogni giorno in modo incredibile, e sono contento di lavorare con loro».
Il ritorno a Bari: «La società e il direttore mi hanno reso molto felice prendendomi a titolo definitivo, nonostante venissi da un infortunio importante. È un grande segno di fiducia nei miei confronti, e io cerco di ripagarla sul campo. Ripagarla significa raggiungere l’obiettivo, che dobbiamo centrare a tutti i costi».
La fascia al braccio: «Essere capitano è un’emozione unica, perché il Bari rappresenta qualcosa di grande. Basta pensare a quando i tifosi sono venuti allo stadio prima della rifinitura: ti rendi conto della grandezza di questa piazza. Per me è un onore, davvero. Sono felice, senza parole».

