Il Bari è pienamente aggrappato al treno salvezza, e la cosa era tutt’altro che scontata. Certo, la strada resta complicata: i ragazzi di Longo da tempo non riescono a uscire dalla zona rossa e, considerando che tra la permanenza in categoria e la retrocessione potrebbero ballare pochissimi punti, a fare la differenza saranno probabilmente i dettagli e — perché no — anche una piccola dose di fortuna. È però indubbio che appena un mese fa la squadra sembrasse sul punto di affondare e di alzare bandiera bianca, mentre adesso, con tutti i suoi difetti, è comunque viva e in piena lotta.
A confermarlo sono state proprio le ultime partite che, nel loro insieme, hanno detto molto sul Bari. La formazione di Longo è incappata in alcune sconfitte pesantissime — soprattutto con il Pescara, sicuramente più grave per i modi in cui è maturata rispetto a quella di Frosinone — ma ha ottenuto anche vittorie preziosissime. Al netto delle singole prestazioni, sta emergendo con sempre maggiore chiarezza l’esistenza di un nucleo solido di 13-14 giocatori su cui il tecnico fa affidamento, mentre tutta un’altra una serie di elementi, per motivi diversi, appare leggermente indietro.

Longo e le scelte quasi obbligate a Frosinone
Sarebbe riduttivo far dipendere la sconfitta di Frosinone dalle scelte o dai cambi di formazione. Allo Stirpe, infatti, il Bari ha perso anzitutto perché si è trovato di fronte una squadra molto più forte, tra le più attrezzate della Serie B. I biancorossi hanno provato a opporre resistenza, ma sono andati in difficoltà per la velocità con cui i ciociari muovevano il pallone, per le rotazioni e per i continui cambi di movimento che costringevano i galletti ad abbandonare le proprie posizioni e a disputare una partita di grande sacrificio e rincorsa.
In questo contesto, sia i giocatori impiegati nelle partite precedenti, sia le novità viste allo Stirpe, sono andati in affanno. Si potrebbero certamente discutere alcune scelte, ma la sensazione è che da questo punto di vista Longo avesse le mani piuttosto legate. Sulla corsia di destra, dove Mané non ha brillato, le alternative per non schierare un Dickmann ancora bisognoso di recupero erano poche, e nessuna offriva vere garanzie (basti pensare alle difficoltà che Pucino aveva incontrato sulla fascia a Pescara). A centrocampo, l’allenatore ha parlato di scelte legate al tipo di gara per giustificare l’impiego di Braünoder al posto del diffidato Artioli, ma è evidente che la volontà di preservarlo abbia avuto un peso determinante.

Poche alternative a disposizione
Al di là della singola sfida e guardando agli ultimi mesi, è difficile non avere la sensazione che, dietro 13-14 titolari, il Bari disponga di troppi giocatori che stanno incidendo poco. Quando qualcuno di questi viene meno, il tasso di difficoltà delle scelte che Longo è chiamato a fare di alza notevolmente, facendo in modo che qualsiasi scelta sia caratterizzata da una serie di rischi.
Porre rimedio non è semplice, ma l’allenatore fa bene a provare a tenere tutti coinvolti. Del resto, Maggiore non è ancora tornato un giocatore pienamente come avveniva un po’ di tempo fa, ma ha comunque avuto il merito di rientrare in un progetto dal quale era finito completamente ai margini. Se si riuscisse a recuperare allo stesso modo anche qualche altro elemento, il Bari avrebbe un aiuto preziosissimo nella difficile corsa salvezza.

