Una partita, presa da sola, può dire poco o nulla sul percorso del Bari. È un discorso che valeva dopo la batosta di Pescara e che si può ripetere anche oggi, con i biancorossi reduci da una delle migliori prestazioni degli ultimi tempi. Oltre alla singola prova, però, conta il cammino complessivo: allargando lo sguardo almeno all’ultimo mese, è difficile sostenere che il pizzico di ottimismo che si respira attorno alla formazione pugliese sia ingiustificato. È vero, la Reggiana era una squadra in difficoltà e dunque le indicazioni emerse dalla gara del San Nicola vanno valutate con cautela, ma allo stesso tempo in questa stagione i galletti avevano già affrontato più volte avversari altrettanto in crisi — spesso anche a lungo in superiorità numerica — senza riuscire a portare a casa la vittoria.
L’aspetto più importante che la partita ha consegnato al Bari, forse, è proprio la possibilità di crederci. Basta tornare con la mente a poco più di un mese fa, dopo la pesante sconfitta casalinga contro il Südtirol, per capire che probabilmente tutti i baresi avrebbero firmato per trovarsi oggi in questa situazione. Non era affatto scontato: è il risultato di un filotto significativo costruito dai biancorossi (la debacle di Pescara non va dimenticata, ma una sconfitta così pesante assume un peso diverso se inserita tra tre vittorie in quattro partite) e che alimenta la speranza.
Può sembrare poco, considerando che la strada verso la salvezza resta lunga e tortuosa e che la scorsa settimana ha dimostrato quanto sia facile ripiombare in dubbi e incertezze. Ma è tanto se si guarda al punto di partenza: una squadra che, fino a poco tempo fa, rischiava di perdere perfino la convinzione di potercela fare.

Bari, una vittoria bella e convincente
Pur con tutte le premesse fatte sulla caratura dell’avversario, il primo dato da sottolineare è che il Bari ha vinto in maniera così rotonda e convincente perché oggi è molto più squadra rispetto al passato. È merito del calciomercato invernale, che almeno nell’undici titolare ha permesso di alzare il livello della rosa (senza l’impatto dei tre nuovi difensori, di Artioli e di Esteves, solo per citare i titolari di sabato, è difficile immaginare che la formazione biancorossa avrebbe compiuto questi passi avanti), ma anche di un lavoro collettivo portato avanti da tecnico e gruppo.
La vera novità rispetto ai mesi precedenti è che oggi il Bari sa cosa fare quando ha il pallone tra i piedi: è in grado di muoversi per occupare e manipolare gli spazi, riuscendo a liberare con molta più continuità i suoi uomini più pericolosi. Naturalmente, riuscirci contro la Reggiana è più semplice rispetto ad altri avversari: già a Frosinone, per fare un esempio, sarà più difficile tenere gli esterni così alti come accaduto sabato scorso, vista la pericolosità dei ciociari sulle corsie laterali. È però altrettanto vero che gran parte della salvezza si giocherà negli scontri diretti da qui alla fine del campionato, contesti in cui questo approccio potrà essere riproposto con maggiore efficacia. L’aspetto decisivo, come ha ribadito anche Longo nel post-gara, sarà piuttosto evitare nuovi tonfi improvvisi che potrebbero minare ancora una volta le certezze del gruppo.

Cosa si è visto con la Reggiana
Può sembrare scontato, ma l’aspetto forse più importante della gara contro la Reggiana è stata la capacità di reagire, qualità che nella prima parte della stagione il Bari aveva mostrato solo a sprazzi. Eppure, come già accaduto dopo il Südtirol, proprio quando rischiava di affondare la formazione biancorossa è scesa in campo con il coltello tra i denti. Al di là dell’aspetto emotivo, però, la squadra ha dato soprattutto sul campo risposte diverse rispetto al passato, fin dalle prime fasi di costruzione. La disposizione del centrocampo, con Maggiore e Artioli davanti alla difesa ed Esteves in una posizione ibrida, ha garantito più mobilità: a volte era l’ex Mantova ad abbassarsi permettendo lo sganciamento di Dorval o di un braccetto, altre volte erano gli altri due centrocampisti a scambiarsi posizione per disordinare i riferimenti avversari.



Così il Bari è riuscito a fare con naturalezza cose che prima eseguiva con lentezza. Due esempi: la presenza a destra di Esteves nel mezzo spazio (e di Rao a sinistra, insieme a Dorval) ha consentito sia di attaccare la profondità — soprattutto a destra, dove con il lavoro di Moncini c’era sempre un uomo capace di attirare la pressione e liberare spazio alle spalle della difesa — sia di mantenere linee di passaggio pulite, rendendo la manovra più fluida. Ha inciso anche il fatto di affrontare un avversario incline a concedere campo, ma oggi la squadra ha una base tattica più riconoscibile. In altre parole, il Bari sta iniziando a sembrare una squadra vera, primo prerequisito per salvarsi. Lo si è visto anche senza palla, con un’aggressività nei duelli e nel recupero finora solo episodica. Sono questi i segnali che permettono di crederci.

