È stata una disfatta epocale. A Pescara, infatti, il Bari ha messo in atto una delle peggiori partite degli ultimi anni ed è apparso completamente in balia degli avversari. Proprio per questo, in un day-after pieno di amarezza, sembra difficile non abbandonarsi a quello scoramento e alla rassegnazione che da questa mattina pervade l’intera città. Troppo brutta e inaccettabile, infatti, è stata la prova degli uomini di Longo. Non solo per il risultato, già di per sé pesantissimo, ma per il modo in cui è arrivato. I biancorossi non sono mai scesi in campo e in novanta minuti hanno vanificato quel credito di fiducia che avevano conquistato nelle ultime due partite.
In tutto questo, però, c’è una classifica che rappresenta l’unico motivo per continuare a sperare. La salvezza è ancora lì, ragion per cui a partire da domani (quando la squadra andrà in ritiro a Matera) servirà ricompattarsi e provare a guardare avanti. Nel farlo, però, non basterà cancellare con un tratto di penna quanto accaduto all’Adriatico. Sarebbe servito che l’allenatore desse già nel post-gara le sue spiegazioni su cosa non ha funzionato. Più che trasmetterle all’esterno, però, è necessario soprattutto che sia lo stesso gruppo a cercare di capire quanto accaduto.

Le colpe di Longo
Nel provare ad effettuare questa analisi dal di fuori, non si può fare a meno di partire dalle colpe del tecnico. Longo aveva sicuramente diverse attenuanti, in primis le assenze. Queste hanno pesato soprattutto sulla corsia di destra, con Dickmann non ancora pronto, Piscopo indisponibile e Esteves a mezzo servizio, costringendo l’allenatore a spostare Pucino sulla fascia e a ritirare fuori dal cilindro Nikolaou come braccetto, viste le non perfette condizioni di Cistana. Ma si tratta di una minima giustificazione che certamente non può diventare una scusa, perché di fronte non c’era certo una delle corazzate della categoria, ma l’ultima in classifica che fin qui aveva subito valanghe di gol e contro cui i biancorossi non hanno creato quasi nessun pericolo.
È inoltre vero che la terza partita in una settimana è stata sicuramente più pesante sulle gambe di una squadra in cui molti dei titolari, arrivati a gennaio, venivano da mesi di inattività e quindi potrebbero aver pagato di più questo aspetto. Ma al netto di tali questioni, è indubbio che molte scelte dell’allenatore (fin qui il valore aggiunto che ha permesso al Bari di rimettersi in corsa per la salvezza) siano state sbagliate. Parlare di Nikolaou sembra quasi sparare sulla croce rossa, ma ancora una volta il greco è stato deleterio e ha commesso una valanga di errori, così come la decisione di schierare Pucino sulla fascia non ha migliorato la fase difensiva e ha tolto tanto in ripartenza.
Al di là delle scelte iniziali, però, Longo paga soprattutto il ritardo con cui è intervenuto: quando il tecnico ha fatto i cambi, la partita era quasi compromessa, e il gol subito in avvio di ripresa ha chiuso definitivamente i conti. Fin dal fischio d’inizio era chiaro come i biancorossi fossero totalmente in balia degli avversari, ragion per cui serviva trovare subito le contromosse, invece l’allenatore è apparso passivo e inerme, anche nell’atteggiamento. Non un bellissimo segnale, da parte di chi fin qui non aveva mai fatto mancare il coltello fra i denti.

Bari, una prova desolante
Venendo al campo, è difficile anche solo selezionare alcuni aspetti che non hanno funzionato, visto che della prova non c’è davvero niente da salvare. Il Bari è stato preso a pallonate per novanta minuti dall’ultima in classifica e non ha quasi mai visto la sfera. Quelle poche volte in cui ha provato a costruire l’azione non ha potuto far altro che cercare la palla in avanti, dove però trequartisti e attaccanti sono stati mangiati dalla retroguardia avversaria. In fase di non possesso la situazione è ancora peggiore: è davvero preoccupante la facilità con cui il Pescara trovava spazi, riusciva a liberare l’uomo, soprattutto in virtù della lentezza con cui i biancorossi attuavano le marcature.
Gli abruzzesi, infatti, fin dall’inizio della partita hanno mosso tantissimo i loro uomini. I terzini si allargavano molto, Brugman è stato parecchio dinamico, i centrocampisti e trequartisti si spostavano sulle corsie laterali aprendo gli spazi al centro. Il Bari, in questo, non è apparso mai reattivo. Quando ha provato a inseguire gli avversari arrivava sempre in ritardo lasciando praterie, ma anche se cercava di rimanere basso è rimasto sempre fermo (soprattutto con i suoi difensori). Come risultato, il Pescara ha trovato spazi e pericolosità con una facilità sconvolgente. Ma commentare questi aspetti sarebbe superfluo. Un Bari così brutto non ha nessuna speranza di salvezza, c’è da sperare che prestazioni così non si ripetano più. Reggiana e Carrarese, in questo senso, saranno due banchi di prova.

