Di Gennaro: “Bari, servono altri 5 innesti. Sibilli non doveva pensare ai soldi, può andare via. Colangiuli? Ragazzo umile”

L'intervista a Di Gennaro
Di Gennaro

Voltata pagina dopo la dolorosa retrocessione in Serie C, il Bari è ripartito dalla solidità di mister Massimo Rastelli in panchina e dalla visione del duo dirigenziale composto da Marino e Minadeo. I primi segnali del campo raccontano di una partenza col piede giusto: due successi in altrettante uscite ufficiali, prima superando l’ostacolo Casarano in Coppa e poi piegando la Cavese all’esordio in campionato. Venerdì sera, però, la prima insidiosa trasferta stagionale al Puttilli, contro il neopromosso Barletta guidato da Massimo Paci.

Per analizzare il momento biancorossb, abbiamo intervistato un doppio ex d’eccezione: Antonio Di Gennaro. Metronomo del centrocampo biancorosso dal 1988 al 1991 e oggi apprezzata voce e opinionista di TeleBari, Di Gennaro ha tracciato a 360 gradi il quadro in casa Bari. Di seguito le parole di Antonio Di Gennaro rilasciate ai nostri microfoni.

Di Gennaro

La nostra intervista ad Antonio Di Gennaro

Il Bari di Rastelli è partito con il piede giusto raccogliendo due vittorie su due tra Coppa e campionato. Che risposte ha dato la squadra sul piano del carattere e del gioco in queste prime uscite
«Il Bari è riuscito a vincere due partite senza subire gol, ha tenuto anche se ha rischiato molto perché la squadra deve ancora migliorare sotto tanti aspetti. Dal punto di vista del gioco ha dato risposte a tratti e questo fa parte del percorso di una squadra nuova che va completata con calciatori di categoria che possibilmente abbiano vinto campionati di questo livello. Hanno parlato di 3 nuovi calciatori, ma secondo me ne servirebbero almeno altri 5».

Siamo negli ultimi giorni di mercato e la dirigenza è al lavoro per completare l’organico. Da ex calciatore e osservatore attento, dove credi che servano ancora i ritocchi principali per mettere mister Rastelli nelle condizioni ideali per puntare in alto?
«Servono rinforzi ovunque. Burgio contro la Cavese ha fatto un primo tempo buono con personalità, era sciolto ma c’è stata una occasione dove si è perso il numero 7 della Cavese. Sia lui che Mane devono imparare a difendere, la linea difensiva ha concesso troppo. Servono due difensori forti di cui un terzino e un centrale, a centrocampo non so se rimarrà Maggiore, serve un vice Grgic per dare a volte il cambio e poi un attaccante come il Coda o il Brunori che non sono venuti. Gomez ha fatto 150 gol in carriera ma non ha mai vinto un campionato, Butic ne ha vinto uno solo, Tribuzzi due. Sugli esterni ci siamo quasi, Colangiuli sembra sia un jolly che Rastelli può giostrare molto bene. Ora ci sono queste sirene su Cerofolini, Pissardo è un portiere affidabile ma se in queste partite non ci fosse stato lui il Bari perdeva».

Venendo alla situazione di Giuseppe Sibilli: siamo di fronte a uno strappo evidente che comporta rischi sia tecnici che di spogliatoio. Da uomo di calcio, qual è la tua lettura su questo caso e come gestiresti la querelle? Punteresti sulla linea dura o tenteresti un riavvicinamento?
«Sibilli si è comportato male già nella passata stagione riguardo il caso scommesse, doveva accettare il contratto anche in bianco come fece Baresi con Berlusconi. Il procuratore ha rilasciato dichiarazioni fuori luogo da persona non educata. Capitano Sibilli non esiste, non doveva pensare ai soldi. Per me può anche andare via».

Andrisani Di Gennaro
Antonio Di Gennaro. Copyright: Pro Calcio Bari

Parlando di singoli, conosci bene Colangiuli, avendolo visto maturare nel settore giovanile della Pro Calcio Bari: venerdì contro la Cavese è arrivata anche la grande gioia del suo primo gol con la maglia del Bari. Come hai visto la sua evoluzione nel corso del tempo e su quali aspetti credi debba ancora lavorare per diventare ancora più determinante?
«È un prodotto nostro, venne da noi quando voleva smettere di giocare. Lo abbiamo rimesso in corsa, Michele Andrisani lo conosceva già da prima e il papà ci invia ancora i ringraziamenti. È stato l’unico calciatore del settore giovanile fatto esordire in prima squadra in otto anni, se avesse fatto gol con Iachini a Modena gli sarebbe cambiata la carriera. Dopo non è stato più preso in considerazione e, visto chi ha giocato negli ultimi due anni a Bari, potevano anche farlo. Longo considerava altri uomini, e si è visto come è andata. Si è allenato da noi durante la sosta, è un ragazzo umile che può giocare in tanti ruoli. I miglioramenti ci devono essere, l’importante è che giochi. Se non giochi migliori poco, mi auguro possa essere per lui un’annata importante». 

A proposito di Colangiuli, ci racconti un aneddoto su di lui per farci capire che tipo di ragazzo è dentro e fuori dal campo?
«Dopo l’esordio ci ha chiamato, bisogna sempre ricordarsi da dove si parte. Quando ho iniziato a Firenze avevo tre maestri, quando ho esordito in Nazionale in Messico gli mandai la cartolina e rimasero sorpresi. Lui lo ha fatto per educazione e rispetto».

È vero poi il retroscena secondo cui fosti proprio tu a consigliarlo al Bari quando su di lui c’era il forte interesse del Monopoli?
«Io e Michele Andrisani non siamo tipi che consigliano calciatori, ma in lui avevano visto qualcosa, guarda caso è l’unico che ha esordito in otto anni dal settore giovanile. A Modena Iachini lo mise attaccante, il mister fece delle sostituzioni anche abbastanza forti».

Venerdì al Puttilli c’è Barletta-Bari, una sfida dal sapore speciale. Per te che hai indossato entrambe le maglie lasciando ottimi ricordi, quali emozioni riaffiorano alla vigilia di questa gara? Che partita ti aspetti?
«Mi aspetto una partita da derby, un ambiente euforico perchè son tornati in Serie C e per loro è il minimo. La squadra è buona, l’allenatore è bravo e ci sono diversi calciatori di livello. Ci vorrà un Bari che rischi molto meno, bisognerà essere più compatti e attenti. Sono le prime avvisaglie di un campionato dove andremo a giocare in campi dove servirà il carattere oltre che il fattore tecnico. Il Barletta ha iniziato bene pareggiando a Caserta, anche in Serie D segnavano molto. Con Paci han cambiato sia a livello di modulo che di atteggiamento. Per giocare in ambienti caldi servono giocatori di categoria che abbiano vinto i campionati, gli investimenti detti da Marino non si sono ancora visti. Ci sono però ancora sei giorni, il direttore ha sempre asserito che ha fatto i migliori acquisti della sua carriera nel giorno del suo compleanno. Lo conosco, è un uomo di calcio ed è molto competente. Ci aspettiamo calciatori che alzino il livello della squadra dal punto di vista della personalità e della conoscenza di questi campionati».

 

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By Domenico Farella

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