Gaetano Sassanelli attacca la proprietà della SSC Bari e rivendica il ruolo del Comitato di Garanzia a difesa della città. Intervenuto a Passione Bari, su Radio Selene, il portavoce dei garanti ha chiarito la denuncia di ieri sera di una documentazione insufficiente per verificare gli impegni assunti dalla società, contesta i toni degli interlocutori e riferisce di due PEC rimaste senza risposta. Sul futuro dell’organismo, però, ogni decisione passerà dal confronto con il sindaco Vito Leccese. Il punto fermo, nelle parole di Sassanelli, è che il Comitato non intende diventare un alibi per la proprietà.

L’intervento di Gaetano Sassanelli
Il legale ricorda anzitutto il mandato ricevuto dal primo cittadino: «Noi siamo lì a difesa della città, su incarico del primo cittadino di Bari, che aveva previsto questo comitato proprio per verificare, per controllare. Nessuno ha mai pensato di poter imporre nulla. Il compito era controllare le reali intenzioni di questi signori.»
Secondo Gaetano Sassanelli, le carte ricevute non hanno consentito di svolgere pienamente quel compito. Alle richieste di integrazione sarebbero seguiti anche documenti già disponibili attraverso fonti aperte, privi di utilità per le verifiche affidate ai garanti. Poi il racconto dei rapporti con i collaboratori della società: «Con un tono, vogliamo usare un eufemismo, distaccato, molto distaccato, ci dicono “Quello che vi abbiamo mandato basta e avanza”. È chiaro che questa è la volontà della proprietà, perché loro erano già pronti a mandarci tutto. Capite bene che non possiamo rimanere indifferenti di fronte a un atteggiamento di questo tipo.»
Un atteggiamento che il portavoce considera irrispettoso anche verso la comunità rappresentata dal Comitato: «È ovvio che, mancando di rispetto al comitato, si manca di rispetto all’intera comunità barese.»

L’affondo sui De Laurentiis
Il passaggio più duro riguarda il rischio che l’esistenza stessa del Comitato possa offrire una copertura alla proprietà, senza consentire un controllo effettivo sul percorso annunciato: «Non possiamo fare da alibi a persone che possono fregiarsi di rispettare impegni che in realtà non mantengono. La maschera gliela dobbiamo togliere. È importante per rispetto della città, di tutti i baresi e della passione che ognuno di noi ha per quella squadra. Se questa gente non mantiene gli impegni, non possiamo continuare a far finta che li stia rispettando. Sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti dell’intera comunità barese, che non vorremmo noi e non vorrebbe il sindaco.»
Sassanelli si sofferma anche sui tentativi di interlocuzione diretta con Luigi De Laurentiis, criticando il silenzio del presidente e la sua prolungata assenza dalla città: «Abbiamo mandato due PEC, proprio per essere certi che arrivassero a destinazione. In entrambi i casi non abbiamo avuto risposta. Al di là del bon ton, di quel minimo di garbo che dovrebbe accompagnare i rapporti fra persone civili, questo dice chiaramente che il presidente non si sente il primo tifoso del Bari, come invece dovrebbe essere. Vogliamo dirla tutta? È inammissibile che il presidente di una squadra di calcio non venga nella città della sua squadra da quasi un anno. Credo sia un unicum nel mondo del calcio.»
Gaetano Sassanelli spiega anche perché il Comitato avesse bisogno di conoscere la situazione della società per valutare la concretezza del percorso di cessione. Le cifre citate sono espressamente esempi ipotetici, non una valutazione economica del Bari: «Avevamo bisogno di farci un’idea, anche approssimativa, del valore della società. Non dovevamo stabilire noi il prezzo di vendita, ma avevamo bisogno di capire. Prendiamo una società come il Bari in Serie C, con i suoi giocatori, senza strutture, senza un centro sportivo e senza uno stadio. Dico una cifra stupida, buttata lì, 15 milioni, il primo numero che mi viene in testa. Se ci facciamo un’idea di 15 milioni e tu ne chiedi 100, è la dimostrazione plastica che tu non vuoi vendere. Se invece ne chiedi 20, il discorso ci può stare. Sto facendo numeri a caso, senza dare una valutazione effettiva. Il problema è proprio che con il loro atteggiamento, fino a oggi, non ci hanno consentito di farci quell’idea».
Quanto alle possibili dimissioni e alla prosecuzione dell’attività dei garanti, Sassanelli chiarisce che il primo interlocutore resta il sindaco. A Leccese saranno sottoposti i dettagli dei rapporti con la società, comprese lettere, PEC e risposte: «Quello che sarà si potrà definire solo dopo l’incontro con il sindaco. Poi si vedrà quali determinazioni andremo eventualmente a prendere.» L’incontro, chiosa Sassanelli, non è ancora stato fissato.
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