Dopo la bella vittoria casalinga contro il Giugliano, il Bari si è nuovamente fermato, pareggiando a reti bianche al San Nicola contro il fanalino di coda Crotone. Una prestazione opaca per i biancorossi, chiamati a riscattarsi già venerdì prossimo, alle ore 20:30, sul campo della Casertana. Del momento della squadra di Rastelli, delle prospettive in campionato e della situazione societaria abbiamo parlato con l’ex difensore biancorosso Giorgio De Trizio, che ha vestito la maglia del Bari dal 1980 al 1989, collezionando 273 presenze e 12 gol. Di seguito la nostra intervista a Giorgio De Trizio.

La nostra intervista a Giorgio De Trizio
Il Bari è reduce dal deludente 0-0 contro il Crotone, ultimo in classifica, e si trova ora a cinque punti dal Potenza capolista. Da ex, come giudichi il percorso della squadra fino a questo momento? Ti aspettavi queste difficoltà oppure ritieni che il Bari abbia le qualità per recuperare il terreno perso?
«Il campionato non ha grossi valori tecnici, da ciò che ho visto, ma è sempre una C dove tutti si danno da fare e non incontri degli sprovveduti, sono squadre organizzate con allenatori preparati. Per batterle devi avere le potenzialità per poterlo fare, il Bari è una squadra che per la categoria è tra le migliori ma è stata assemblata quest’anno. I migliori sono Cerofolini e Maggiore, che son di categoria superiore, e Butic, attaccante che sta facendo la differenza. Si sa muovere in avanti, a me piace. Hai cambiato 8 calciatori su 11, come fai in un anno a vincere il campionato? In testa c’è il Potenza che ogni anno mette dentro qualcosa, ha quasi programmato la posizione che ha in classifica. Catania e Salernitana stanno avendo difficoltà, non è facile per nessuno vincere il campionato».
Dopo il pareggio contro il Crotone, inevitabilmente si torna a discutere del lavoro di Massimo Rastelli. Come valuti finora il suo operato?
«Per come la squadra è stata costruita, ha fatto un buon lavoro. Mi sembra un’ottima persona. Marino è una persona esperta. Per ciò che avrà avuto da spendere, ha fatto il meglio che poteva fare».
In diverse occasioni il Bari ha mostrato difficoltà nel costruire occasioni da gol e nel prendere in mano le partite, anche contro avversari sulla carta inferiori. Da cosa pensi dipendano questi problemi?
«Ultimamente ci sono stati anche gli infortuni. Chi lo sostituisce Darboe? La squadra arriverà dal primo al terzo posto, non più sotto. Poi dipenderà da ciò che vorrà fare De Laurentiis, 3/4 elementi bisogna prenderli se si vuole andare in B».
Quale squadra ti ha convinto maggiormente finora e quanto sarà difficile per i biancorossi recuperare il distacco dalla vetta?
«Il Catania è forte, l’ho visto ad Altamura. A me è piaciuta molto anche la Cavese. Ha fatto qualche passo falso ma poi si è ripresa, non vincerà il campionato ma è quella che mi ha impressionato di più».

A gennaio serviranno interventi sul mercato?
«L’attacco va rinforzato, ci vuole un calciatore forte che fa reparto da solo: un cecchino. Un attaccante preso dalla categoria superiore, che devi pagare. Sulle fasce c’è da fare qualcosa. Servono almeno 4 elementi di categoria superiore. Questo il segnale che si potrebbero dare».
Al di là dei risultati sul campo, resta centrale la questione della multiproprietà e del futuro del Bari. Come immagini il futuro del club biancorosso e quanto sei fiducioso che la situazione possa evolversi positivamente?
«Per me la multiproprietà è antisportiva, bisogna mettere delle regole ben precise. Va tolta completamente. Una società deve avere un’unica squadra. La svolta potrebbe arrivare dal Comitato di Garanzia, conosco diversi professionisti seri. Non a caso questo americano (Vaughn, ndr) è arrivato qui, questi professionisti stimati si stanno dando da fare per la città di Bari. Per noi sono una garanzia vera».
La diserzione del San Nicola coinvolge praticamente tutta la tifoseria biancorossa e vedere uno stadio così vuoto rappresenta un’immagine desolante per una piazza come Bari. Da ex giocatore, che effetto ti fa assistere a questa situazione e quanto credi che l’assenza dei tifosi possa pesare sulla squadra nel corso del campionato?
«Condivido pienamente il non andare allo stadio anche se molte volte avrei voglia di tornarci. L’amore mi dice di andare, ma l’amore stesso mi frena, non è così che deve andare. Se loro non dimostrano alla città di voler far bene, la gente non andrà più allo stadio come sta già avvenendo. A Bari il pubblico è sempre stato il dodicesimo uomo in campo, per il timore che mette agli avversari. Fa la differenza. Con i tifosi avremmo avuto qualche punto in più».
