Tre partite in pochi giorni, sette punti conquistati e una vittoria sul campo della capolista Sorrento. Il Bari chiude una settimana delicatissima con un successo importante, che lo porta a due sole lunghezze dalla vetta e dà un valore diverso anche al pareggio ottenuto contro il Potenza. Sul neutro di Picerno, però, la squadra di Massimo Rastelli ha confermato di essere ancora un cantiere aperto, a caccia di continuità non solo fra una partita e l’altra, ma anche nell’arco dei novanta minuti.
Al Curcio i biancorossi hanno disputato un primo tempo aggressivo, ordinato e capace di produrre diversi pericoli, mentre nella ripresa hanno lasciato maggiormente il pallino del gioco ai campani, pur trovando nel finale la rete del 2-1. Cosa pesa di più, allora: i segnali positivi, a partire da una squadra che sembra aver iniziato a calarsi davvero nella categoria, o i limiti che continuano a emergere?

I 5 spunti di Sorrento-Bari
Il solito Cerofolini
Quanti punti può portare un portiere nel corso di una stagione? Difficile quantificarli, ma in casa Bari sono già parecchi. Alla sesta giornata Cerofolini ha lasciato il segno quasi sempre e anche il successo di Picerno passa dalle sue parate. Contro il Sorrento ha prima negato il pari a Bolzan con un intervento straordinario, poi si è ripetuto allo scadere sulla conclusione di Cangianiello. Due episodi che spiegano bene quanto possa pesare, soprattutto in Serie C, avere tra i pali un giocatore capace di fare la differenza nei momenti decisivi. Fin qui, nelle giornate più complicate, è stato spesso lui a evitare che le difficoltà costassero qualcosa in classifica.

Una difesa tra risposte ed emergenza
Non è semplice giudicare la fase difensiva di un Bari arrivato a Picerno in piena emergenza sulle fasce, tanto da scendere in campo quasi con quattro centrali di ruolo, se si considera che Mogos negli ultimi anni è stato utilizzato sempre più dentro la linea difensiva e sempre meno come terzino di spinta. Nel primo tempo, però, le indicazioni sono state prevalentemente positive: Mantovani si sta confermando leader del reparto e dell’intera squadra, Elia un calciatore affidabile e Cocetta, adattato sulla fascia, ha giocato con ordine e coraggio, andando spesso ad aggredire Crecco e riuscendo a limitarlo.
Anche Mogos, pur con qualche responsabilità sul gol subito, è apparso in ripresa rispetto al Potenza. I problemi sono emersi soprattutto dopo l’infortunio di Mantovani. L’ingresso di Mane ha riportato in primo piano le difficoltà sulle corsie, con l’errore che ha aperto la strada al pareggio e una ripresa trascorsa spesso in affanno, anche per la poca protezione ricevuta. Le assenze spiegano molto, ma solo fino a un certo punto, visto che i limiti dell’ex Altamura erano noti già al momento del rinnovo. Al centro, invece, si è scelto di considerare Vicari una delle quattro alternative del reparto nonostante i problemi fisici degli ultimi anni. Ora che è ancora ai box, anche quella scelta pesa sull’emergenza con cui Rastelli deve fare i conti.

Darboe-Mendicino, il Bari guadagna ritmo
Che Darboe fosse uno dei punti fermi di questo Bari lo si era capito presto. I dubbi riguardavano soprattutto la tenuta fisica dopo una stagione trascorsa quasi interamente ai box, ma contro il Sorrento ha giocato per intero la seconda gara consecutiva. E quando sta bene il suo peso si sente: gli strappi del gambiano danno verticalità alla manovra e proprio da una sua accelerazione nasce il gol decisivo di Butic. Accanto a lui ha convinto anche Mendicino, meno appariscente ma prezioso nel recupero del pallone e nel dare velocità all’azione. Pur partendo davanti alla difesa, i due si sono scambiati spesso posizione e hanno dato maggiore dinamismo al centrocampo. Almeno fin qui, la coppia sembra funzionare meglio sotto questo aspetto rispetto alle gare in cui è partito Grgic, che può avere così più tempo per prendere le misure al nuovo campionato.

In attacco il Bari dipende ancora troppo dai singoli
Senza pallone il Bari sembra avere ormai idee più riconoscibili rispetto a quando deve costruire. I meccanismi non sono ancora sempre puliti, ma i biancorossi iniziano a capire quando aggredire e quando abbassarsi, mentre con il possesso fanno molta più fatica. Qualche principio si vede: le mezzali cercano i mezzi spazi, in prima costruzione vengono coinvolti più uomini per attirare il pressing e trovare poi la verticalizzazione, ma raramente tutto questo porta a muovere davvero le linee avversarie e creare spazi.
Anche a Picerno, nonostante un primo tempo migliore, gli attaccanti sono entrati poco nella partita e nella ripresa il Bari ha prodotto pochissimo fino al 2-1. Non a caso i gol sono arrivati da un calcio piazzato e da uno strappo di Darboe, seguito dal controllo e dalla conclusione di Butic. Proprio quell’azione mostra quanto questa squadra possa essere pericolosa quando riesce ad accelerare e trovare subito la giocata verticale, ma per ora sono ancora soprattutto le iniziative dei singoli a fare la differenza.

Della Morte e Tribuzzi, serve qualcosa in più
Una parte delle difficoltà offensive passa inevitabilmente anche dal rendimento degli esterni. L’assenza di Gomez ha portato Butic stabilmente al centro dell’attacco, privando però il Bari di un giocatore che nelle prime giornate aveva mostrato di saper legare i reparti e creare pericoli partendo da posizioni diverse. A Picerno Della Morte ha lasciato il segno con il bel corner trasformato da Mantovani, ma dopo un buon avvio è progressivamente uscito dalla partita, mentre Tribuzzi ha inciso ancora meno. Il discorso sul numero nove andrà ripreso quando tornerà a disposizione, anche perché resta il giocatore dal quale ci si aspetta il maggior contributo realizzativo. Nel frattempo, però, soprattutto con il 4-3-3 serve molto di più dagli esterni: senza la capacità di allargare il campo, creare superiorità e trovare spazi tra le linee, il peso della produzione offensiva rischia di ricadere quasi interamente sulle iniziative dei singoli.

