Cosa aspettarsi da Bari-Palermo

Vietato abbassare la guardia: sembrano essere queste le parole d’ordine tuonate da Moreno Longo alla vigilia della difficilissima partita del Bari contro il Palermo, in programma alle 20.30 fra le mura amiche del San Nicola. La vittoria contro il Cesena ha infatti dato un po’ di fiato alla squadra biancorossa, che resta però pienamente invischiata nella lotta di bassa classifica e dovrà battagliare fino alla fine per portare a casa l’obiettivo salvezza. La sfida ai rosanero, in questo contesto, sarà un vero e proprio stress test per capire se la squadra sarà capace di dare continuità a quell’aggressività e a quella tenuta mentale che al Manuzzi hanno permesso di soffrire e portare a casa tre punti preziosi.

Il Bari si presenta all’appuntamento con diversi nodi ancora irrisolti: al netto di qualche rinforzo aggregato alla prima convocazione, restano limiti strutturali sul piano qualitativo e una situazione resa ancor più fragile dal mercato aperto. Maggiore, Antonucci e Castrovilli non figurano tra i convocati ufficialmente per motivi fisici, ma il loro futuro in bilico pesa inevitabilmente nel quadro generale; anche Meroni è sul piede di partenza e difficilmente sarà del match, in un reparto già privo di Nikolaou. Davanti, Longo dovrebbe affidarsi ancora all’entusiasmo dei giovani Rao e De Pieri, ma l’ostacolo è di quelli severi: dall’altra parte c’è una delle squadre più attrezzate dell’intera Serie B. La sfida, per questo, assume i contorni dell’impresa e richiederà una prova praticamente perfetta. Ma quali sono le caratteristiche dell’avversario?

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Palermo Pohjanpalo Serie B programma
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Cosa aspettarsi da Bari-Palermo

Il momento di forma del Palermo e le statistiche chiave

Il Palermo viene da un momento di forma sicuramente positivo, anche se non è ancora riuscito a decollare pienamente. Nonostante l’ingente spesa sul mercato, occupa “soltanto” il quarto posto in classifica e dista sette lunghezze dal Frosinone capolista, con anche Venezia e Monza davanti. Il punto di forza è senza dubbio la fase difensiva: quella rosanero, con appena quattordici gol subiti, è la migliore retroguardia del campionato, un dato che ha contribuito a costruire un’ottima striscia di nove partite consecutive senza sconfitte. Nelle ultime gare, però, sono arrivati alcuni pareggi di troppo che hanno allungato il divario rispetto alle prime.

Per quanto riguarda i singoli, è inevitabile parlare di Pohjanpalo, vero punto di riferimento offensivo: con dodici reti segnate è il calciatore che sta trascinando i suoi. Occhio anche alla verve positiva di Pierozzi (finora quattro gol e tre assist) e di Palumbo, che in cinque occasioni in questa stagione è riuscito a mandare in rete i compagni.

Pohjanpalo Palermo
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Lo stile di gioco del Palermo

Il modulo di base della formazione di Inzaghi è il 3-4-2-1, anche se questa sera è possibile un ritorno al 3-5-2 per rinforzare la mediana. La punta di riferimento è ovviamente Pohjanpalo, mentre alle sue spalle, al fianco del titolarissimo Palumbo, si alternano giocatori con caratteristiche diverse. Nelle ultime partite il tecnico ha scelto Segre, ma possono essere impiegati anche elementi più esterni per natura, come Gyasi, o seconde punte/trequartisti quali Vasic o Le Douaron. In linea con quanto l’allenatore aveva già mostrato lo scorso anno a Pisa, inoltre, il Palermo non è una squadra che predilige un possesso palla prolungato, ma cerca soprattutto la verticalità: è infatti quattordicesima per possesso medio e, invece, quarta per lanci lunghi.

A differenza del Pisa della scorsa stagione, però, la verticalità dei rosanero non cerca subito la punta, ma si indirizza soprattutto verso le corsie esterne. Oltre a sviluppare l’azione attraverso il dinamismo dei centrocampisti, infatti, il Palermo tende ad allargare il gioco, permettendo anche a elementi come Segre o Ranocchia di formare triangolazioni con chi opera sulle fasce o di attaccare l’area di rigore, dove i siciliani portano comunque molti uomini, tra trequartisti, mediani e il quinto opposto che non partecipa direttamente all’azione. Il pressing in fase di non possesso, d’altro canto, non è particolarmente aggressivo: c’è piuttosto una preferenza per chiudere gli spazi e intasare le linee di passaggio.

By Raffaele Digirolamo

Dottorando in filosofia presso l'Università degli Studi di Bari. Curo la newsletter per Elezioni Usa 2024 e scrivo per PianetaBari

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