«Molti pensano che siamo già retrocessi, noi invece dobbiamo insistere e perseverare, perché la salvezza dista 4 punti». Parola di Moreno Longo, che nella conferenza tenuta in vista della partita contro il Padova (fischio d’inizio oggi pomeriggio alle 15) ha provato a tenere alta la voglia di lottare nell’ambiente Bari, oggi scivolato in un comprensibile stato di rassegnazione. Anche il tecnico, però, è consapevole che ad alimentare le fiammelle di speranza possano essere solo i risultati.
Serve diventare squadra, come detto dallo stesso allenatore, ma soprattutto provare in tutti i modi a ottenere la vittoria, visto che con una classifica così corta bastano tre punti per rimettere in gioco il discorso salvezza. Finora il Bari non ha saputo sfruttare le occasioni favorevoli offerte dagli scontri diretti contro avversarie altrettanto in difficoltà, ma anche questa settimana il calendario propone ai biancorossi una chance che, almeno sulla carta, appare non proibitiva.
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Cosa aspettarsi da Padova-Bari
Tante novità nel Bari e un avversario a caccia di riscatto
Delle difficoltà del Bari si è parlato a lungo e ormai tutti i limiti sono più che noti. È inevitabile che, viste le carenze della rosa, le possibilità di salvezza passino soprattutto dall’impatto che potranno avere alcuni nuovi innesti del mercato invernale, in particolar modo quelli finora poco coinvolti. In quest’ottica, fra le cose da tenere d’occhio ci sarà non solo la tenuta fisica di Odenthal — che insieme a Cistana rappresenta uno degli elementi in grado di stabilizzare la retroguardia — ma soprattutto l’apporto che potranno garantire Artioli ed Esteves in mezzo al campo, ovvero proprio quel reparto che ha sofferto più di altri.
Non si tratta di un compito impossibile, anche perché dall’altra parte c’è una squadra che non gode di grande salute. La vittoria ottenuta due giornate fa contro la Carrarese ha permesso di respirare un po’, mantenendo a quattro lunghezze il margine sulla zona play-out, ma nell’ultimo periodo sono arrivate comunque cinque sconfitte in otto partite. Va inoltre sottolineato come la società veneta abbia provato ad agire in maniera importante sul mercato di gennaio per offrire soluzioni, inserendo elementi di qualità come Di Mariano e Caprari. Fin qui il loro impatto non si è ancora visto, ma sono frecce importanti in chiave salvezza. Occhio anche a Bortolussi (capocannoniere con nove gol) e all’ex di turno Lasagna.

Come gioca il Padova
Il Padova è una squadra che ha costruito la propria identità prima di tutto sull’equilibrio. Il modulo di riferimento oscilla fra il 3-5-2 e il 3-4-2-1, ma più che i numeri conta l’atteggiamento con cui sono interpretate le partite: quello di Andreoletti è un gruppo ordinato, attento a non perdere compattezza e capace di alternare momenti di costruzione ragionata ad accelerazioni più dirette. Quando riesce a uscire dal basso, la formazione veneta prova a sviluppare l’azione sugli esterni, cercando ampiezza e riempimento dell’area con le mezzali, ma non rinuncia a verticalizzare rapidamente se la pressione avversaria lo impone, affidandosi alle punte per risalire il campo e guadagnare metri.
Ne nasce un gioco talvolta non brillante sul piano estetico, ma funzionale, che privilegia scelte pratiche e riflette la ricerca di restare dentro la partita senza esporsi oltre misura. È soprattutto senza palla, però, che si riconosce il marchio dell’allenatore. Il Padova tende ad abbassarsi con ordine, ricomponendosi in una linea difensiva compatta e mantenendo distanze tra i reparti ridotte, con l’obiettivo di proteggere la zona centrale del campo e indirizzare gli avversari verso l’esterno. La pressione è per lo più guidata e collettiva, mirata a sporcare le linee di passaggio centrali e a rendere più difficile la costruzione avversaria.

