I dubbi sulle scelte di Rastelli, gli errori di Tribuzzi e Mane, gli affanni del centrocampo: i 5 spunti di Barletta-Bari

RastelliCopyright: SSC Bari

Se qualcuno si era illuso di avere un Bari già pronto per un campionato difficile come quello di Serie C, è stato costretto a ritornare subito sulla terra. In quel di Barletta si è infatti vista una formazione che ricordava tanto quella della passata stagione: inesistente in fase offensiva e sempre in difficoltà quando attaccavano gli altri, alla mercé dei padroni di casa per gran parte della gara e praticamente mai in grado di impensierire la porta di Matosevic. Forse l’unico aspetto “positivo” è che una batosta del genere arriva a calciomercato ancora aperto, e può permettere al duo MarinoMinadeo di porre gli opportuni rimedi, anche perché al Puttilli sono emersi una serie di limiti non solo di profondità della rosa, ma anche di qualità e personalità.

Barletta Bari
Copyright: S.S. Barletta 1922

I 5 spunti di Barletta-Bari

Il cambio di formazione del Bari non ha pagato col Barletta

La prima novità nella serata del Puttilli si è avuta al momento della lettura delle formazioni: Rastelli ha deciso di abbandonare la difesa a quattro e di passare al 3-5-2. Una scelta in parte dettata dall’emergenza, perché con Burgio non al top e Celli senza novanta minuti nelle gambe il tecnico si è ritrovato privo di terzini sinistri, mentre l’assenza di Butic lo ha privato di un uomo importante nel reparto offensivo. La rosa corta può essere in parte un alibi (anche se a questo punto del mercato forse sarebbe stato auspicabile avere qualche alternativa in più), ma non toglie le colpe per una prestazione difficilmente giustificabile, perché poi subentrano limiti tecnici e tattici della squadra.

Rastelli
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Mancano qualità e personalità

Se Rastelli, commentando la partita, ha parlato di un Bari punito soprattutto dagli episodi contrari, la realtà racconta di una squadra in difficoltà per tutti i novanta minuti. La difesa a tre e la scelta del Barletta di non pressare alto, preferendo aspettare i galletti nella propria metà campo, lasciavano ai centrali tempo e spazio per gestire il pallone. I tre difensori, però, l’hanno fatto in maniera lentissima, spesso tenendo la sfera fra i piedi per lunghissimi secondi senza sapere cosa farne e senza muoverlo per creare spazi o rompere le linee compatte degli avversari.

Il problema, però, è che non dovrebbero essere due centrali giovani e Mantovani ad avere in mano le redini della manovra. Il centrocampo, invece, è stato inesistente: salvo qualche spunto di Mendicino, non ha mai verticalizzato o accelerato i tempi. Così il Bari ha provato ad arrivare in zona offensiva solo con il lancio lungo, ma i palloni finiti in avanti sono stati pochi e soprattutto poco puliti.

Barletta Bari Elia
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Fasce spente

L’altro modo con cui il Bari ha provato a far avanzare il pallone è stato lungo le catene laterali, ma anche qui contro il Barletta è emersa una serie di limiti e lacune individuali. A colpire è stato soprattutto l’atteggiamento: quando il pallone arrivava sulle fasce, sia a sinistra (dove si allargava Cocetta o agiva Tribuzzi) sia a destra con Mane, a ricevere c’era quasi sempre un giocatore con lo sguardo e il corpo rivolti verso il portiere, e la sfera finiva puntualmente per tornare indietro. Quando i quinti di centrocampo hanno provato ad accelerare e a dialogare con i compagni, poi, è mancata del tutto la qualità, con tanti errori da matita rossa.

Tribuzzi
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Il centrocampo dov’è?

Di occasioni, il Bari non ne ha praticamente mai costruite. Ed anche nelle poche volte in cui potenzialmente si è messo nelle condizioni per poter fare male al Barletta, sfruttando i dialoghi fra mezzala, attaccanti ed esterni, è sempre mancato l’ultimo passaggio. In tutto il campionato, però, di difese chiuse se ne troveranno tante, e saperle scardinare è fondamentale: per farlo serve qualità in mezzo, ma venerdì è mancata. Forse un aiuto può arrivare dal mercato?

Grgic
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Esposito, l’unica luce

Di incisività, anche il giovane Mattia Esposito ne ha avuta poca. Però, nel deserto qualitativo offerto dal Bari, è stato l’unico ad avere il coraggio di provare a saltare l’uomo, e quando i palloni non arrivavano è andato a prenderseli in giro per il campo. Qualcosa l’ha sbagliata anche lui, ma è stato il solo a provarci e a mostrare qualità. Se però a farlo è un 2008, forse c’è qualche problema.

By Raffaele Digirolamo

Dottorando in filosofia presso l'Università degli Studi di Bari. Curo la newsletter per Elezioni Usa 2024 e scrivo per PianetaBari

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