“Si lotta fino alla fine”. Nelle parole presenti sullo striscione esposto dagli ultras in occasione dell’abbraccio collettivo alla squadra, che la tifoseria organizzata ha voluto dare in vista della delicatissima trasferta di Pescara (fischio d’inizio all’Adriatico fissato alle 19.30), c’è tutto il senso di questo finale di stagione del Bari. Le due vittorie consecutive contro Sampdoria ed Empoli, infatti, hanno ridato le forze e l’entusiasmo per restare aggrappati con i denti al treno salvezza. La formazione biancorossa, però, è in una situazione talmente complicata da non potersi cullare sui sei punti conquistati: c’è bisogno di dare continuità, anche perché ieri hanno vinto quasi tutte le dirette concorrenti scese in campo.
Proprio per questa ragione, lo scontro diretto con il Pescara assume un valore importantissimo, innanzitutto perché bisogna evitare che gli abruzzesi rientrino prepotentemente nel gruppone di squadre che ambiscono a mantenere la categoria. In secondo luogo, mettere altri punti in cascina darebbe ulteriore serenità mentale a una squadra che avrebbe disperatamente bisogno di leggerezza e fiducia. Farlo, però, non sarà semplice: vista l’ultima posizione in classifica, i biancoazzurri sono una compagine piena di limiti, soprattutto dal punto di vista difensivo. Nelle ultime due uscite, però, la formazione di Gorgone ha battuto il Palermo e sfiorato il colpaccio anche con il Frosinone, dimostrando di non avere nessuna voglia di alzare bandiera bianca.
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Cosa aspettarsi da Pescara-Bari
Cosa è cambiato nel Pescara?
Dove trovare i motivi di questa ritrovata fiducia del Pescara? La prima ragione è tattica: tra Palermo e Frosinone la formazione abruzzese ha trovato un assetto che valorizza meglio i suoi giocatori di qualità, passando al 4-3-1-2. In questo modo, Gorgone è riuscito a far risultare una serie di aspetti che hanno dato equilibrio e ordine ai suoi. Dal mercato, l’acquisto di Insigne è stato sicuramente il colpo mediatico ad effetto, e in alcune giocate si è visto quanto l’ex Napoli possa spostare in un campionato come quello di B. Ma ci sono anche altri innesti che hanno contribuito ad alzare il tasso tecnico della squadra.
In mezzo al campo, ad esempio, l’arrivo di Brugman ha fatto la differenza. Gli abruzzesi si sono infatti garantiti un giocatore in grado di muovere il pallone con qualità, ma anche di lottare sui recuperi e sulle seconde palle. Fondamentale in questo modulo è anche l’utilizzo dei trequartisti: Insigne, quando impiegato, Meazzi e Olzer lavorano sia per venire incontro e aprire gli spazi (sfruttati soprattutto dai terzini e dai centrocampisti), sia per supportare l’attacco nelle transizioni.

Come attacca e difende il Pescara
Quest’ultimo aspetto rimane una delle caratteristiche principali dei biancoazzurri. Quella di Gorgone è infatti una squadra molto verticale e gioca tanto in transizione, soprattutto sfruttando un riferimento offensivo pesante e forte come Di Nardo. In tal modo cerca di mantenere un’ottima esplosività, portando tanti uomini nel reparto offensivo. In fase di non possesso è una formazione che sta cercando di alzare il tasso della propria aggressività: non c’è un pressing asfissiante uomo su uomo, ma comunque un tentativo di sporcare e rendere non semplice l’azione avversaria.
Proprio qui, però, si manifestano gli enormi limiti del Pescara, che non è ultimo per caso. Se si sommano gli errori nel pressing (anche con il Frosinone gli avversari riuscivano con tantissima facilità a liberare un uomo e creare superiorità numerica) e le sviste individuali, è una squadra che tende a concedere tantissimo. È questo l’aspetto che ha fin qui affossato i biancoazzurri, che invece hanno segnato molte più reti rispetto alle concorrenti per la salvezza. Le prestazioni delle scorse due gare, però, hanno riacceso l’entusiasmo, come avvenuto anche a Bari. Per gli uomini di Gorgone, ancor più che per Longo, questa però è molto più di un’ultima spiaggia.

